E’ finalmente legge il DDL sul Cyberbullismo

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Il 3 giugno è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 29 maggio 2017, n. 71, recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

Il pregio della nuova normativa è quello di aver mantenutorio, attraverso l’educazione digitale ed alla rimozione di contenuti lesivi; una logica normativa basata sull’individuazione di strumenti preventivi di carattere educativo, affiancata da procedure amministrative di notice & takedown.

Il risultato convergevano bullismo e cyberbullismo.

Salvata la ratio, permangono alcune perplessità, a partire dalla definizione stessa di cyberullismo (la camera in IV lettura ha eliminato la connessa definizione di bullismo).

L’articolo 1, comma 2, della legge definisce il cyberbullismo come “qualunque forma di pressione,  aggressione, molestia, ricatto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

La definizione appare incoerente poiché sovrappone condotte di fatto alla sola emarginazione sociale di un minore o di un gruppo di minori.

Tale definizione scaturisce da un iter legislativo basato il fenomeno, anziché solo quantificarlo.

L’importanza della definizione, ovvero della descrizione del fenomeno, permette la predisposizione di contromisure efficaci e l’indirizzamento ad un’altra, che si ritrova, per contro, a subire passivamente gli attacchi senza alcuna possibilità di difendersi.

Altra perplessità riguarda la procedura di notice & takedown.

A tal proposito può rivolgere analoga richiesta, mediante segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali, il quale provvede entro 48 ore ai sensi degli articoli 143 e 144 del codice privacy.

L’articolo 1, comma 3, specifica che per gestore di servizi della società dell’informazione, diverso da quelli di cui agli articoli 14, 15 e 16 del d. lgs. 70/2003, per i quali la direttiva e-commerce prevede un’esenzione di responsabilità.

L’esclusione di access, caching ed hosting provider dal concetto internet e dunque dall’obbligo di osservare le procedure di takedown previste dalla legge risponde alla esigenza di salvaguardare i principi della direttiva e-commerce, in particolare le libertà di iniziativa economica e di espressione ivi tutelate.

Tuttavia, sorgono alcuni interpretativi, poiché la legge in esame distingue i gestori di social network, nonostante questi ultimi rientrino pacificamente nella categoria degli hosting provider.

Se si applica testualmente la legge e si ritiene che una richiesta di rimozione possa essere comunque indirizzata ad un SNS (hostingprovider in quanto.

Lo stallo dovrebbe essere risolto dalla giurisprudenza attraverso l’elaborazione della figura del c.d. hosting provider attivo, dall’altro dagli stessi ISP attraverso la prevenzione e la rimozione spontanea di contenuti online lesivi, tra cui anche quelli riconducibili ad atti di cyberbullismo, di cui la piattaforma per la prevenzione contro il bullismo, sviluppata da Facebook in collaborazione con Telefono Azzurro e Save The Children, rappresenta un valido esempio.

Ruolo centrale viene attribuito al Garante privacy il quale dovrà intervenire, non sulla base della tutela amministrativa di cui agli articoli 145 e ss. del codice privacy, bensì attraverso gli strumenti del reclamo e della segnalazione.

In questi casi, essendo il Garante un’autori.

Infine, anche la procedura di ammonimento di stalking.

Le considerazioni sono due: il delitto.

L’auspicio è che la nuova legge sul cyberbullismo non rimanga ambiziosa solo nel titolo e nelle dichiarazioni di intenti.

E’ possibile consultare il testo%3D&currentPage=1″>link.

 

 

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