Ammissione CTU: è potere discrezionale del giudice che deve motivare l’esclusione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.2668/2018, ha ribadito il principio secondo cui “è consolidato l’orientamento secondo cui la decisione di ricorrere o meno ad una consulenza tecnica d’ufficio costituisce un potere discrezionale del giudice, il quale, tuttavia, ha il dovere di motivare adeguatamente il rigetto della istanza di ammissione proveniente da una delle parti, dando adeguata dimostrazione di potere risolvere, sulla base di corretti criteri, i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione, senza potersi limitare a disattendere l’istanza sul presupposto della mancata prova dei fatti che la consulenza avrebbe potuto accertare (v. Cass. civ. Sez. I, Sent., 01-09-2015, n. 17399; Cass. n. 72/2011, n. 88/2004, n. 10/2002, n. 15136/2000)”.

Invero, corollario di tale principio è la conseguenza che “in alcune tipologie di controversie, che richiedono per il loro contenuto che si proceda ad un accertamento tecnico, il mancato espletamento di una consulenza medico legale, specie a fronte di una domanda di parte in tal senso, costituisce una grave carenza nell’accertamento dei fatti da parte del giudice di merito, che si traduce in un vizio della motivazione della sentenza (v. Cass. n. 4927/2004)”.

Nel caso di specie, però, i ricorrenti non avevano impugnato la sentenza sotto il profilo motivazionale, l’unico che, secondo la giurisprudenza di legittimità poteva essere dedotto nel caso di specie ma come violazione di legge (segnatamente dell’articolo 2697 c.c.).

Per tale ragione il motivo è stato ritenuto inammissibile.

Scarica il contenuto integrale della sentenza Cassazione civile 2668 del 2018.

Segui e condividi i nostri contenuti anche sui social network...