Account Facebook falso: sostituzione di persona. Determinante l’indirizzo IP

La pronuncia della Corte di Cassazione penale interviene su un caso molto interessante che attiene alla sostituzione di persona mediante la creazione di un falso profilo Facebook a nome di un terzo soggetto ignaro.

La Corte d’Appello era pervenuta alla condanna dell’imputato attraverso la valutazione di alcuni elementi ben precisi.

Il primo, da ritenersi fondamentale, era dato dalla circostanza che il falso profilo Facebook della vittima era stato a sua volta preceduto dalla creazione di un falso account di posta elettronica e tale account era stato creato da uno specifico indirizzo IP che coincideva con l’abitazione dell’imputato.

Stabilito questo dato incontrovertibile, i giudici erano pervenuti all’individuazione dell’imputato valutando una serie di ulteriori elementi che tendevano ad escludere la responsabilità degli altri occupanti la suddetta abitazione.

In sintesi, affermano gli Ermellini “il falso profilo Facebook indica, per i contatti, l’indirizzo e-mail “………….”; questo account ……….è stato aperto il 5 luglio 2011 alle ore 11:43 dall’indirizzo IP dell’abitazione dell’imputato; solo l’imputato utilizza il computer collegato a tale indirizzo IP, perché l’unica altra convivente, la moglie dell’imputato, non ha alcuna familiarità con l’informatica né con il web. È questo il collegamento, tracciato nelle sentenze, tra il falso profilo Facebook e la persona di …… Tale risultanza è stata considerata decisiva, con motivazione coerente e lineare, ed è stata avvalorata dal fatto che l’imputato conosceva la …… e nutriva nei suoi confronti motivi di risentimento, considerandola d’intralcio ai sui progetti sentimentali verso ………… A fronte di tanto incombeva sul ricorrente l’onere di fornire una spiegazione idonea ad allontanare da sé la responsabilità della connessione effettuata dal proprio indirizzo IP per la creazione dell’account …………..”.

Quanto all’individuazione della fattispecie punitiva, la Corte di Cassazione ha innanzitutto premesso che l’addebito mosso non atteneva all’apertura di una casella di posta elettronica con nome che della vittima quanto quello di aver aperto ed utilizzato una pagina Facebook a suo nome.

E a tal proposito afferma la Cassazione che “Insegna la Corte di cassazione che integra il delitto di sostituzione di persona (art. 494 cod. pen.) la condotta di colui che crea ed utilizza un “profilo” su social network, utilizzando abusivamente l’immagine di una persona del tutto inconsapevole (Sez. 5, n. 25774 del 23/04/2014, Sarlo, Rv. 259303)”.

Scarica il testo integrale della sentenza Cassazione 21140 del 2018.

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