La mancata adesione del giudicante ai rilievi critici del consulente di parte non configura errore di diritto ma vizio di motivazione ai sensi del n.5 dell’articolo 360 c.p.c. il quale, però. ai sensi dei commi 4 e 5 dell’articolo 348 tre c.p.c., non è deducibile quando vi sono due pronunce conformi rese nei due gradi giudizio.

E’ questo il principio che si ricava dalla lettura dell’ordinanza n. 32663 del 2018 resa dalla Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione in data 17.12.2018.

Il ricorrente aveva censurato la sentenza di appello per essersi conformata alle conclusioni della CTU medico legale, senza prendere posizione sulle contestazioni puntuali espresse dal lavoratore che aveva agito per il risarcimento del danno subito a seguito dell’esposizione ad amianto ed ad altre sostanze morbigene nel corso dell’attività lavorativa (svolta dal 19620 al 1998 con mansioni di calderaio e successivamente di capo squadra) e che aveva accolto la richiesta limitatamente al danno biologico (pleuropatia), respingendola, invece, per il danno morale-ed esistenziale.

In uno dei motivi di ricorso, la censura, seppure articolata sub specie di violazione di norme ex articolo 360 nr. 3 c.p.c., nei contenuti contesta l’accertamento di merito, compiuto in sentenza, in adesione alle conclusioni del CTU, circa il quadro patologico e la dipendenza di alcune malattie del lavoratore dalla esposizione lavorativa. 

Tale accertamento, secondo la Suprema Corte, è censurabile in Cassazione unicamente con la deduzione di un vizio di motivazione ex articolo 360 nr. 5.

Da qui l’applicazione del principio enunciato in premessa operando la preclusione di cui ai commi 4 e 5 dell’articolo 348 ter.

Segui e condividi i nostri contenuti anche sui social network...