Approccio pratico dell’entomologia

Articolo pubblicato sul numero di dicembre 2018 di Sicurezza&Giustizia

1.Premessa.

L’analisi della scena del crimine è argomento siffattamente complesso. 

La stessa rappresenta l’ideale punto di contatto tra le numerose discipline che afferiscono alla criminalistica – quindi spaziando dalla balistica alla dattiloscopia, alla biologia, per citarne solo alcune, comprensive delle loro materie affini, si pensi alla chimica o alla fisica, fino ad arrivare all’informatica forense – alla criminologia, quindi ad uno spaccato non già crimino-dinamico, che potrebbe, ad esempio, coinvolgere anche la bloodstain pattern analysis, ma probabilmente antecedente al reato oppure interessante l’agito posto in essere durante la sua commissione. Si pensi, infine, alla vittimologia e all’importanza di poter ricostruire dei legami tra vittima ed offender, utili sia per il reato in essere che per l’eventuale scoperta di serialità.

Il reale tramite tra le due macro-aree descritte è, quindi, sicuramente rappresentato dall’ambiente dove il reato si è consumato ma ancora di più dal cadavere, quel soma appena rinvenuto e che viene “letto” dalle varie professionalità che giungono sul posto. Sicuramente è nota al grande pubblico la funzione identificativa delle impronte digitali o del DNA, in questo i vari serial televisivi hanno accresciuto una “forensic awareness” collettiva, molte delle sigle utilizzate dai comparti scientifici sono anch’essi conosciute, si pensi al luminol oppure agli acronimi di talune banche dati (IBIS, AFIS, Codis, interessanti, giustappunto, la comparazione dei bossoli oppure dei profili ottenuti tramite impronte papillari o genetici), anche la figura del medico legale e le sue funzioni sono state sufficientemente sviscerate e la sua importanza viene riconosciuta sia durante la fase ispettiva del cadavere (quindi sul luogo), che a seguito della sua traslazione nell’Istituto di Medicina Legale di competenza areale ovvero delegata dall’Autorità inquirente.

Ecco, proprio in combinazione con il medico legale, ovvero con i tossicologi, è possibile individuare una nuova figura: l’entomologo forense, stante che la sua attività può anche non interessare necessariamente un crimine.

2. L’entomologia: applicazione concreta.

L’entomologia forense si occupa di quelle specie di insetti e artropodi coinvolti nelle controversie civili e penali e/o che infestano l’ambiente umano. Nello specifico, l’entomologia medico-legale, si occupa dello studio degli artropodi/insetti associati ai cadaveri ed ha come obiettivo principale quello di determinare l’epoca della morte. Tale informazione è di rilevante importanza nel settore investigativo, soprattutto in casi di omicidio o abbandono di soggetti deboli. 

La stima del tempo intercorso dal decesso di un soggetto (IPM – Intervallo Post Mortem) può avvenire attraverso due approcci di indagine differenti a seconda del tempo trascorso dalla morte e dallo stadio di decomposizione del corpo rinvenuto.

Il tempo trascorso dalla morte (Intervallo Post Mortem o IPM) è l’informazione principale da ottenere in caso di omicidi o nelle investigazioni di morti avvenute in maniera sospetta (Gebert, 1996 in Byrd&Castner, 2010).

Un primo metodo si basa sullo studio dello stadio di sviluppo delle larve delle mosche che colonizzano il corpo nelle fasi iniziali di decadimento del cadavere (Calliphoridae, Sarcophagidae, Muscidae). La velocità di sviluppo delle larve presenti sul corpo (temperatura dipendente) e le loro dimensioni ed età, sono elementi che permettono di calcolare il tempo di colonizzazione di un corpo in dipendenza delle temperature del periodo, sia in ambiente indoor che outdoor.

Il tasso di crescita di un insetto ha una relazione lineare con la temperatura ambientale.

Tale metodo può essere utilizzato nelle fasi iniziali di decomposizione del corpo quando si verifica la prima ondata di colonizzazione da parte degli insetti sarco-saprofagi e quindi, per intervalli di qualche giorno/settimana. 

La valutazione dell’IPM, per tempi più lunghi di esposizione, si basa sullo studio delle comunità di insetti (Byrd&Castner, 2010) che si susseguono sul cadavere attratti da particolari stadi di decomposizione. Più precisamente, il metodo riguarda la successione con cui diverse categorie ecologiche di insetti colonizzano il corpo, sostituendosi gradualmente con il procedere della decomposizione (Schoenly et al., 1992 in Byrd&Castner, 2010, Bonacci et al., 2010; 2011a,b; 2012). Tale metodo viene utilizzato soprattutto in caso di ritrovamento di corpi in avanzato stato di decomposizione e tiene conto delle categorie ecologiche presenti ed attive sul corpo, nel momento del rinvenimento. 

Dal momento della morte, il corpo va incontro a diversi cambiamenti fisici, biologici e chimici, modificando le sue condizioni tanatologiche attraverso diversi stadi di decomposizione fino alla completa scheletrizzazione. Ciascuno stadio è attrattivo per diverse specie di insetti che colonizzano il corpo in tempi diversi ma sempre in dipendenza dello stadio di degradazione del substrato alimentare. La colonizzazione del cadavere da parte delle diverse categorie ecologiche di insetti (necrofagi, predatori e parassiti, onnivori, accidentali), avviene con una sequenza prevedibile ma in dipendenza della stagione, dell’area geografica, della posizione del cadavere (all’ombra oppure al sole, ad esempio) ed ad altri fattori intrinseci o estrinseci al soma stesso (corpi vestiti/svestiti, sepolti, bruciati oppure in acqua per citare alcune casistiche). 

L’applicazione del metodo entomologico permette, in casi anche molto datati, di definire se un corpo è stato spostato o meno dopo la morte, quindi, se il luogo di ritrovamento dello stesso coincide con quello in cui la morte è avvenuta. 

Le indagini entomologiche forensi permettono, inoltre, di comprendere eventuali occultamenti o tentativi di distruzione del corpo dopo la morte non solo, quindi finalizzate alla stima dell’epoca del decesso, fermo restando che per questa finalità ritorna il connubio dell’osservazione del soma, dell’ambiente ed il lavorare in combinazione con l’anatomo-patologo.

Ad esempio, potrebbe essere possibile notare all’interno degli orifizi naturali quali, bocca, naso, orecchie e occhi la possibile presenza di larve di ditteri necrofagi aventi differenti età di sviluppo, nei pressi del corpo, anche in funzione dell’ambiente, è possibile dunque rinvenire altri stadi preimmaginali, larve in fase post feeding e pupe, utili per la ricostruzione della scena criminis, anche la presenza di ditteri necrofogi morti, seppur appartenenti a specie differenti, vengono repertati per permettere una successiva analisi morfologica utile per una corretta analisi delle specie di appartenenza. Le operazioni di prelievo, conservazione e ulteriore studio degli elementi oggetto di repertamento sono condotte in conformità con le best practice dell’Associazione Europea per l’Entomologia Forense (Amendt et al., 2007).  

Negli  ambienti indoor generalmente i tempi di colonizzazione di un cadavere da parte degli insetti necrofagi risultano più tardivi rispetto ai corpi esposti all’aperto; i segnali olfattivi attrattivi risultano attenuati rispetto alle condizioni outdoor. La letteratura internazionale riporta inoltre che anche il numero delle specie colonizzatrici risulta spesso ridotto in ambiente indoor. Sebbene le modalità di sostituzione delle categorie ecologiche (specie) siano piuttosto prevedibili, ciò che varia è la composizione specifica di ciascuna categoria, strettamente relazionata all’ambiente in cui si trova esposto il corpo; ad esso sono associati il tempo di arrivo delle singole specie e il tempo della loro permanenza sui resti, proprio in seguito alle diverse esigenze ecologiche (Byrd & Castner, 2010). L’esame di tutto il materiale larvale raccolto sulla scena criminis ovvero in laboratorio, permette di conoscere quali mosche hanno colonizzato il corpo, e in funzione di ciò è possibile individuare i tempi di arrivo a secondo dello stadio di decomposizione del corpo e quindi della disponibilità di un substrato alimentare idoneo per le mosche stesse, per la determinazione dell’intervallo Post Mortem (IPM) si prendono in considerazione gli stadi di sviluppo più vecchi, indicatori appunto di una prima ondata colonizzatrice. 

Nel corso di esami autoptici è possibile meglio indagare il soma e conseguentemente acquisire o rilevare finanche fotograficamente, l’intensa attività larvale che si ingenera a livello degli orifizi naturali sullodati, anale e genitale.

Si tratta spesso di larve di diversa età oppure pupari integri o vuoti di ditteri necrofogi; nei casi di ritrovamenti tardivi anche altri gruppi di insetti (Staphylinidae, Silphidae, Cleridae e Dermestidae) sopraggiungono sul corpo esposto per alimentarsi sulle larve di mosche oppure direttamente sui resti secchi del cadavere. Di rilievo l’eventuale presenza di artropodi differenti rispetto all’attività di sopralluogo o la non coincidenza dell’ecologia delle specie rinvenute, con il luogo di ritrovamento dei resti. Tutto ciò potrebbe essere indicatore di una traslazione del corpo da altro luogo.

3. Conclusioni.

Giungendo alla conclusione di questo breve scritto, non si può non rilevare come la sinergia di differenti professionalità concorre attivamente alla risoluzione di quesiti che possono riscontrare l’interesse dell’A.G. 

Anche un coleottero può essere un detective ma nella successione entomologica l’insetto giunge più o meno tardivamente sulla scena, in dipendenza della disponibilità di larve di dittero di cui si nutre. Le mosche iniziano la colonizzazione del cadavere nel giro di 10-15 minuti, quindi l’analisi delle mosche è fondamentale per verificare se il luogo ove è stato rinvenuto un corpo coincide con quello del decesso e per concorrere alla datazione della stessa morte.

A studiare le tracce di questa natura è appunto l’entomologo forense, figura da riscoprire al pari dell’odontologo, dell’antropologo ed archeologo forense.  

Bibliografia citata

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