Blog e internet service provider: la Cassazione traccia i confini della responsabilità penale per i gestori

Corte di Cassazione, Sezione V Penale, Sentenza 20.03.2019, n.12546.

L’amministratore di un blog può rispondere dei contenuti denigratori pubblicati sul suo diario da terzi quando, presa cognizione della lesività di tali contenuti, li mantenga consapevolmente: è quindicolpevole in concorso con l’autore delle offese, se non interviene tempestivamente per rimuoverli.

Lo stabilisce la Corte di Cassazione nella sentenza n.12546/2019, che si inserisce in un quadro di regole tendente a delineare il reato di diffamazione “virtuale” 2.0, al fine di risolvere il problema della previsione normativa di fattispecie che prevedano un sistema sanzionatorio finalizzato ad arginare il fenomeno della graduale crescita degli illeciti commessi dagli internauti: domain grabbing, furti d’identità, cyberbullismo, diffamazione a mezzo internet, accesso abusivo a reti informatiche, pedopornografia, crypto-locker e altro che caratterizza l’uso.

Nel caso di specie la Corte ha respinto il ricorso di un gestore avverso la sentenza di condanna per il reato di diffamazione aggravata, poiché la fattispecie si è configurata tramite un mezzo di pubblicità – il blog – che, difatti, insieme ai social network, possono rientrare nella categoria “mezzo di pubblicità” che viene menzionato, alternativamente al mezzo della stampa, nel terzo comma dell’articolo 595.

Articolo 595 c.p. (Diffamazione)

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.

Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.

Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate

Blog e social network non possono essere assimilati alla stampa perché non presuppongono un’attività professionale, ma sono comunque capaci di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile, di persone.

Nel caso trattato, i contenuti diffamatori non sono stati pubblicati direttamente dal gestore del diario online ma da un altro utente.

A tal proposito, i giudici di legittimità hanno chiarito che, pur non avendo scritto in prima persona i commenti diffamatori, chi gestisce un sito è colpevole in concorso con l’autore, se non interviene tempestivamente per rimuovere i contenuti lesivi della dignità altrui.

Nel testo della sentenza si legge:

“Se – come è accaduto nella specie – il gestore del sito apprende che sono stati pubblicati da terzi contenuti obiettivamente denigratori e non si attiva tempestivamente a rimuovere tali contenuti, finisce per farli propri e quindi per porre in essere ulteriori condotte di diffamazione, che si sostanziano nell’aver consentito, proprio utilizzando il suo web-log, l’ulteriore divulgazione delle stesse notizie diffamatorie”.

Una posizione confermata anche dalla giurisprudenza europea:

“La Corte europea ha quindi escluso la possibilità di ritenere automaticamente responsabile il gestore del sito per qualsiasi commento scritto da un utente, sempre che, una volta a conoscenza del contenuto diffamatorio del commento, si sia immediatamente ed efficacemente adoperato per rimuoverlo. Per quanto si dirà anche più avanti, quindi, il blogger può rispondere dei contenuti denigratori pubblicati sul suo diario da terzi quando, presa cognizione della lesività di tali contenuti, li mantenga consapevolmente”.

Nelle dinamiche di comunicazione digitale e di pubblicazione dei contenuti sul web, gli attori in gioco, più o meno visibili, sono diversi.

La sentenza n.12546/2019 della Corte di Cassazione, infatti, si sofferma anche sul ruolo di un’altra figura, quella dell’Internet Service Provider e sulle responsabilità che ne derivano.

Si tratta di un tema che gli Ermellini definiscono “problematico”, anche se in linea generale non esiste un obbligo di sorveglianza ex ante, preventiva, per i provider, che non sono responsabili quando svolgono i servizi di trasmissione, di memorizzazione o di fornitura di uno spazio web. 

Tuttavia::

  • nelle attività di mere conduit, trasmissione, il provider non può essere ritenuto responsabile del contenuto, fino a quando si limita ad un ruolo passivo di mera trasmissione tecnica, senza restare coinvolto nel contenuto delle informazioni che transitano tramite il servizio offerto;
  • nelle attività di caching, memorizzazione, il fornitore è responsabile esclusivamente nel caso in cui interferisca con le informazioni memorizzate ovvero non proceda alla rimozione dei dati memorizzati non appena venga effettivamente a conoscenza della circostanza che queste sono state rimosse dal luogo di origine o che verranno presto da questo rimosse;
  • nelle attività di hosting, fornitura di uno spazio web, in questi casi l’ISP è responsabile nel caso in cui, effettivamente a conoscenza della presenza di un contenuto illecito sui propri server, non lo rimuova.

In questo ultimo tassello di giurisprudenza sulla diffamazione 2.0, i giudici di legittimità, richiamando anche le direttive europee sulla materia, ribadiscono che per i provider non c’è l’obbligo generale di sorveglianza prima che il reato accada, né quello di individuare eventuali attività illecite ma esiste, come per il blogger, una responsabilità che arriva dopo che si è verificato il fatto.

Gli ISP, infatti, devono informare subito le autorità competente degli illeciti rilevati e condividere ogni informazione che possa aiutare a identificare l’autore della violazione. Se non collaborano, sono chiamati in causa direttamente e diventano, anche loro, civilmente responsabili dei danni provocati.

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