Il Tar Toscana, con la sentenza n. 577/2019, si è pronunciata respingendo il ricorso proposto da una società che aveva impugnato il diniego all’accesso agli atti di esecuzione di un contratto in corso.

L’ente ricorrente faceva parte di un Raggruppamento Temporaneo d’Impresa che si era classificato secondo in graduatoria nella procedura di gara avviata da Consip s.p.a. ed aveva, pertanto, effettuato la richiesta di accesso al fine di verificare che l’esecuzione del contratto, da parte dell’aggiudicatario, si svolgesse nel rispetto del capitolato tecnico e dell’offerta effettuata in sede di gara.

La ricorrente fondava la propria pretesa di accesso agli atti della fase di esecuzione del contratto sull’art. 140 d.lgs. 162/2006, che sancisce il diritto in capo alle stazioni appaltanti, in caso di risoluzione del contratto, di interpellare i soggetti partecipanti all’originaria procedura di gara, al fine di stipulare un nuovo contratto. 

Il Tribunale amministrativo non ha rilevato alcuna ipotesi di risoluzione o di recesso atta a giustificare l’interpello effettuato, per cui il relativo scopo è stato ritenuto meramente esplorativo e dunque, di per, sé inammissibile.

La ricorrente ha inoltre prospettato la propria domanda come istanza di accesso generalizzato, ex art. 3 d.lgs. n. 33/2013.

Il giudice, in proposito, ha analizzato come l’istituto dell’accesso civico “generalizzato” sia certamente volto a consentire l’accesso ai documenti amministrativi da parte di chiunque, ma, al contempo, ha sottolineato come il legislatore abbia voluto mantenere l’istituto dell’accesso agli atti e la disciplina speciale dettata dalla l. 241/1990 per tutelate interessi pubblici e privati.

In particolare, circa i documenti afferenti alle procedure di affidamento ed esecuzione si sono affermati due indirizzi.

Il primo afferma che tali documenti rispondano alla disciplina di cui all’art. 53 d.lgs. 50/2016 e, pertanto, esclude l’accesso civico c.d. generalizzato.

Il secondo indirizzo, interpretato e sostenuto dalla ricorrente, afferma che l’art. 53 d.lgs. 50/2016 non vada inteso come un rinvio fisso ma come volontà del legislatore di sottoporre l’accesso ai documenti di gara generici alle norme ordinarie in tema di accesso, espresse dal d. lgs. 33/2016, che afferma la regola generale della trasparenza implicante il diritto di accesso, da parte di tutti, ai documenti detenuti dalla p.a. ulteriori rispetto a quelli di pubblicazione obbligatoria.

Tuttavia, in merito al caso oggetto della sentenza, il Collegio ha ritenuto che la disciplina di riferimento fosse quella dell’art. 5 bis d. lgs. n. 33/2013, secondo cui il diritto di accesso è escluso nei casi “di divieti di accesso o di divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o termini, inclusi quelli di cui all’art. 24, co. 1, della legge n. 241 del 1990”

Tale inquadramento normativo è stato individuato poiché per i documenti inerenti alla fase esecutiva, successiva all’aggiudicazione del contratto di appalto, l’interesse della partecipante alla gara si può configurare solo entro i limiti e nel rispetto delle condizioni dell’accesso ordinario.

Interesse che è stato escluso nel caso di specie, attesa l’assenza di qualsivoglia prospettiva di risoluzione del rapporto contrattuale.

In conclusione, il TAR ha ritenuto la prevalenza della disciplina generale di accesso agli atti amministrativi rispetto a quella di cui al d. lgs. 33/2013, escludendo la fondatezza dell’accesso c.d. civico, permanendo l’accesso ordinario, in assenza delle ragioni di perseguimento delle funzioni istituzionali e di controllo sull’utilizzo delle risorse pubbliche e della formazione del dibattito pubblico.

Segui e condividi i nostri contenuti anche sui social network...