Cassazione penale: la valutazione della prova scientifica nell’appello su sentenza assolutoria

La Cassazione penale a Sezioni Unite, con la sentenza n.14426/2019 interviene sul tema della valutazione della prova scientifica nel caso di appello proposto dal pubblico ministero avverso una sentenza assolutoria di primo grado.

Si tratta, come spesso accade, di una di quelle sentente “cardine” nella quale l’obiettivo di dirimere un contrasto interpretativo diventa l’occasione per una rassegna di principi ermeneutici i quali, letti in chiave sistemica e coordinata, consentono poi di addivenire a una conclusione razionale e conseguente.

L’elemento di grande rilevanza della suddetta pronuncia, oltre che con riferimento allo specifico quesito, è la sempre più rilevante considerazione che la Corte dedica all’intreccio o “interferenza” (positiva) tra la giurisprudenza italiana e quella della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, rispetto alle quali viene richiamato il principio, già affermato dal 2007 (Cassazione 348-349 del 2007) secondo cui “le norme della CEDU hanno, nella gerarchia delle fonti, rango “sub- costituzionale” – in quanto sono subordinate alla Costituzione, ma sopraordinate alla legge ordinaria – applicabili nel diritto interno per effetto dell’art. 117, comma 1, Cost.”.

Tornando al tema della valutazione della prova scientifica, la Cassazione afferma tre diversi principi di diritto.

Il primo attiene al valore della dichiarazione del perito (cui viene assimilata la figura del consulente tecnico) e quindi:

La dichiarazione resa dal perito nel corso del dibattimento costituisce una prova dichiarativa. Di conseguenza, ove risulti decisiva, il giudice di appello ha l’obbligo di procedere alla rinnovazione dibattimentale, nel caso di riforma della sentenza di assoluzione sulla base di un diverso apprezzamento di essa. 

Il secondo, attiene all’impostazione dell’appello laddove in primo grado la perizia (o la consulenza) abbia avuto ingresso nel processo mediante mera lettura o attraverso l’esame del perito (o del consulente).

Pertanto il principio di diritto è: «Ove, nel giudizio di primo grado, della relazione peritale sia stata data la sola lettura senza esame del perito, il giudice di appello che, su impugnazione del pubblico ministero, condanni l’imputato assolto nel giudizio di primo grado, non ha l’obbligo di rinnovare l’istruzione dibattimentale attraverso l’esame de/perito».

Infine, il terzo principio, circa il valore delle dichiarazioni del consulente tecnico: «Le dichiarazioni rese dal consulente tecnico oralmente, vanno ritenute prove dichiarative, sicchè, ove siano poste a fondamento dal giudice di primo grado della sentenza di assoluzione, il giudice di appello – nel caso di riforma della suddetta sentenza sulla base di un diverso apprezzamento delle medesime – ha l’obbligo di procedere alla rinnovazione dibattimentale tramite l’esame del consulente». 

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