Fake News: le (poche) iniziative in atto in Italia e in Europa

Lo stato dell’arte in Italia e in Europa a fronte  della crescente e diffusa preoccupazione sugli effetti del fenomeno delle cc.dd. “fake news”. L’impressione risultante: l’assenza di atti concreti a tracciare una strategia definitiva  per affrontare il problema.

Nel corso della precedente legislatura, abbiamo già avuto modo di commentare le iniziative parlamentari riguardanti il contrasto al fenomeno delle cc.dd. “fake news”: si tratta delle proposte di legge S2688 e S2689 il cui iter legislativo si è concluso con un nulla di fatto (vedi nostro articolo).

Scorrendo la variegata natura dei disegni di legge attualmente presentati nel corso della legislatura corrente (XVIII), l’unica iniziativa sull’argomento è la proposta di legge, in discussione presso la Camera dei Deputati, identificata dal numero C-1056 avente ad oggetto “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione intenzionale e massiva di informazioni false attraverso la rete internet e sul diritto all’informazione e alla libera formazione dell’opinione pubblica”.

L’esigenza, ad avviso dei deputati proponenti, d’istituire tale Commissione, si fonda su una serie di presupposti tra cui:

  • la crescente possibilità di creazione di fake news all’interno di un sistema di informazione decentralizzato;
  • la crescita esponenziale della loro diffusione attraverso le dinamiche social;
  • la scarsa presenza di argini per limitarne la circolazione nella rete;
  • la condivisone incondizionata del contenuto della notizia da parte dell’utente in quanto conferma i suoi pregiudizi;
  • la perdita di fiducia verso i media tradizionali in cui comunque permangono meccanismi di controllo della qualità informativa;
  • la divisone del pubblico in gruppi uniti da sentimenti negativi verso chiunque non appartenga al gruppo e al loro credere in qualsiasi notizia denigratoria nei confronti degli altri.

A loro avviso, il peggior esito che può scaturire  da tali presupposti è la manipolazione dell’informazione e dell’opinione pubblica, con il fine modificare l’agenda pubblica e, magari, influenzare gli esiti elettorali anche attraverso l’utilizzo di tecnologie quali account gestiti da robot (vengono espressamente richiamati, nella relazione illustrativa, i casi di cui alle ultime elezioni presidenziali USA e al referendum per la Brexit).

La Commissione, per espletare le proprie attività di indagine e di verifica, attinenti a svariate dinamiche verificabili on line, sarebbe investita degli stessi poteri e delle stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria, compresa la facoltà di acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti garantendone il mantenimento del regime di segretezza fino a quando siano coperti da segreto.

Sul versante europeo, è intervenuta la Commissione UE la quale si è posta l’obiettivo di implementare una collaborazione tra gli Stati membri riguardante il monitoraggio delle fake news per impedirne la diffusione.

In tale contesto, nel dicembre 2018, ha presentato un piano di azione contro la disinformazione e la diffusione di notizie false.

Tale piano prevede, fra le iniziative principali, lo stanziamento di un budget pari a 5 milioni di euro per l’European External Action Service (EEAS), agenzia nata nel 2015 nata per garantire la libertà informativa nell’Europa orientale e contrastare la propaganda Russa, e un “Sistema di allarme rapido”, che, teoricamente, dovrebbe permettere agli Stati di condividere tra di loro i dati sugli attacchi informatici e segnalare quanto dovesse accadere di sospetto, operativo da marzo 2019.

Segui e condividi i nostri contenuti anche sui social network...