Parlamento Europeo: la Commissione sui reati finanziari per il rafforzamento dei sistemi di “whistleblowing” e l’introduzione di sistemi premiali

Nella lunga relazione della Commissione del Parlamento europeo sui reati finanziari, oltre a dati, informazioni ed evidenze sull’evasione fiscale in Europa, trovano spazio raccomandazioni finalizzate al rafforzamento dei sistemi di segnalazione di violazioni (whistleblowing) nonché meccanismi e sistemi premiali che possano rendere davvero appetibile una più frequente collaborazione da parte dei cittadini.

Lo scorso 26.03.2019 la Commissione “Reati finanziari, evasione fiscale ed elusione fiscale” ha adottato (con 505 voti a favore, 63 contrari e 87 astenuti) la “Relazione sui reati finanziari, l’evasione fiscale e l’elusione fiscale”, “TAX3”, che segue le due analoghe approvate rispettivamente in data 25.11.2015 e in data 6.07.2016.

Il documento dedica un intero paragrafo, il numero 8, al tema “Tutela degli informatori e dei giornalisti” che esordisce affermando che la Commissione

– “ritiene che la tutela degli informatori, sia nel settore pubblico che in quello privato, sia di grande importanza al fine di garantire che le attività illecite e gli abusi del diritto siano evitati o limitati;

– riconosce che gli informatori svolgono un ruolo cruciale nel rafforzare la democrazia nelle società, nel combattere la corruzione e altri reati o attività illecite gravi e nel tutelare gli interessi finanziari dell’Unione;

– sottolinea che gli informatori costituiscono spesso una fonte essenziale per il giornalismo d’inchiesta e, pertanto, dovrebbero essere protetti da qualsiasi forma di vessazione e ritorsione;

– osserva che è importante che tutti i canali di segnalazione siano resi disponibili”.

E’ interessante evidenziare come la Commissione auspichi interventi specifici da parte dei paesi membri ricordando che “l’obbligo di riservatezza dovrebbe essere soggetto a deroghe solo in circostanze eccezionali, ad esempio laddove la divulgazione delle informazioni relative ai dati personali della persona segnalante costituisca un obbligo necessario e proporzionato previsto dal diritto dell’Unione o dal diritto nazionale nell’ambito di inchieste o procedimenti giudiziari, oppure al fine di tutelare le libertà di altri soggetti, quali il diritto alla difesa della persona interessata, e ad ogni modo dovrebbe essere soggetto a garanzie adeguate conformemente al diritto nazionale o dell’Unione”.

Parallelamente, la relazione auspica la previsione di “adeguate sanzioni in caso di violazioni dell’obbligo di riservatezza in merito all’identità della persona segnalante”.

La modifica più interessante suggerita dalla Commissione è quella afferente all’introduzione di un meccanismo premiante per gli informatori mutuato sull’esperienza americana.

La Commissione “osserva che la legge degli Stati Uniti sulle dichiarazioni false (False Claims Act) costituisce una solida base per premiare gli informatori nel caso in cui, grazie a loro, il governo riesca a recuperare fondi perduti a seguito di atti fraudolenti” evidenziando che secondo una relazione del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, gli informatori hanno contribuito direttamente all’individuazione e alla segnalazione di 3,4 dei 3,7 miliardi di USD recuperati.

Infine, invita gli Stati membri a istituire canali di comunicazione sicuri e riservati che consentano agli informatori di inviare segnalazioni in seno alle autorità e agli enti privati pertinenti.

Non rimane quindi da attendere se e come le indicazioni della commissione verranno recepite.

Certamente, occorre considerare la singolare situazione legata al fatto che tutte le suddette raccomandazioni si inseriscono in un quadro inerente soprattutto ai reati tributari.

Tali ipotesi di reato, allo stato, non rientrano nel novero dei reati presupposto 231 e quindi sarebbero fuori dal meccanismo di segnalazione tenuto conto che, in Italia, il Whistleblowing nel settore privato è incardinato proprio nel D.Lgs. 231/2001.

Sarebbe quindi l’occasione, davvero auspicabile, per estendere la norma potesse a tutti i reati e farne quindi diventare una norma a carattere generale.

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