Cassazione penale: utilizzabili le riprese di un impianto di video-sorveglianza non conforme alla normativa privacy

Il datore di lavoro, pur se inadempiente rispetto alle prescrizioni normative di cui all’art. 4, comma 2, L. n.300/1970, può utilizzare le registrazioni per fini probatori?

Al quesito risponde, in via incidentale, la Suprema Corte di Cassazione che con la recente sentenza -la n. 17155/2019- precisa i differenti riflessi che un dato comportamento genera in ambito giuridico. 

Nel caso di specie le immagini in contestazione interessavano la dipendente di un bar tabacchi accusata di aver sottratto denaro ed oggetti in vendita per circa 50.000,00 euro.

La difesa dell’imputata, al fine di escludere le riprese dall’impianto probatorio dell’accusa ne lamentava l’inutilizzabilità poiché acquisite in assenza di preventivo accordo con le rappresentanze sindacali. Doglianza che tuttavia non trovava seguito poiché la violazione di quanto disposto dallo Statuto dei lavoratori non travolge gli effetti di tale comportamento in altri rami del diritto.

In altri termini, non è preclusa allo stesso datore di lavoro -seppur inadempimenti ex art. 4 L. n. 300/1970- la possibilità di utilizzare le immagini per far valere un proprio diritto.

La Cassazione precisa, infatti che “in riferimento alle registrazioni operate da privati, in particolare, sono utilizzabili a fini probatori nel processo penale le rilevazioni effettuate dal datore di lavoro anche laddove l’installazione dei dispositivi sia stata effettuata in violazione delle garanzie procedurali previste dall’art. 4, comma secondo, della legge 20 maggio 1970, n.300, anche in riferimento alla mancanza dell’accordo con le organizzazioni sindacali, in quanto siffatte garanzie riguardano soltanto i rapporti di diritto privato tra datore di lavoro e lavoratori, ma non possono avere rilievo nell’attività di accertamento e repressione di fatti costituenti reato”.

La conclusione è che le registrazioni operate all’interno del pubblico esercizio dalla titolare sono, pertanto, pienamente utilizzabili nel procedimento penale, con conseguente manifesta infondatezza della relativa censura. 

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