Garante Privacy: no ad informazione morbosa nell’esercizio dell’attività giornalistica

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Prendiamo spunto il Garante per la protezione dei dati personali lo scorso 16.04.2019.

Una donna 31enne ha un figlio dal 14enne cui faceva ripetizioni di Inglese.

Casi come questo della stampa.

La notizia viene diffusa in ogni dove, dando vita ad un turbine mediatico che sicuramente serve ad acquisire maggiore consapevolezza ma rischia di prendere l’accaduto e farne ciò che vuole, fondendo verità ed opinione.

L’8 Marzo 2019 parto ma mio”. 

La donna, già, madre di un bimbo di 11 anni, aveva parto.

Le due famiglie erano amiche, il ragazzo e la donna frequentavano anche la stessa palestra.

Il 27 Marzo la donna viene arrestata, il DNA lo dimostra: il minore è il padre del bambino, riconosciuto della donna come proprio figlio biologico.

Da qui l’avvio al caos mediatico, i dubbi e le domande, il minore aveva 14 anni o di meno ai tempi? La donna è accusata soltanto? In questa confusione si impone fortemente il rischio di fare mera speculazione o di diffondere notizie non veritiere.

Fino alle ultime nuove: diverse testate giornalistiche hanno diffuso particolari di natura sessuale irrilevanti a tito a regolamentare la loro attività, e a partire dal quale si è sviluppata la sempre maggior attenzione verso la tutela dei più giovani.

Per tal ragione l’accusa del Garante:

“In relazione alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto in forma protetta – come doveroso in questi casi – anche al fine di garantire al minore la necessaria riservatezza. 

Tale comportamento rischia di far degenerare la cronaca giudiziaria nella morbosa spettacolarizzazione delle indagini, con ulteriore pregiudizio per il ragazzo. 

La pubblicazione di tali dettagli contrasta con il principio di essenzialità dell’informazione e con le particolari garanzie accordate al minore dall’ordinamento, determinando peraltro il rischio di condurre all’identificazione, sia pur indiretta, dell’adolescente, in violazione dell’articolo 114 del codice di procedura penale e dei principi della Carta di Treviso.

Inoltre, la divulgazione dei virgolettati dell’audizione protetta appare incompatibile con le regole di riservatezza degli atti d’indagine, sancite dallo stesso articolo 114.

Di fronte alla ripetuta pubblicazione di sempre più numerosi dettagli eccedenti, il Garante – riservandosi l’eventuale adozione di provvedimenti ritenuti opportuni – richiama comunque tutti i media e i siti web al più rigoroso rispetto di dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica.

Il diritto di informazione”.

Per approfondimenti vai al seguente LINK.

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