Idoneità del modello 231: fondamentale l’analisi di rischio e l’individuazione delle misure di mitigazione

Nella sentenza n.18442 del 6.05.2019, la Corte di Cassazione penale affronta il tema della responsabilità amministrativa degli enti con riferimento ad alcune ipotesi di reato in materia di ambiente, segnatamente riferite ad attività di gestione rifiuti non autorizzata.

La vicenda trae origine da un procedimento avviato nei confronti di una società (nonché dei suoi dirigenti e dei suoi dipendenti) che, in una provincia siciliana, fra il 2012 e il 2013, aveva gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti con riferimento al c.d. “pastazzo” di agrumi, smaltendolo in discariche abusive e in altri luoghi non autorizzati.

La prima parte del provvedimento è dedicata al corretto inquadramento della sostanza prodotta dalla lavorazione e trasformazione degli agrumi che assumono la configurazione giuridica di  veri e propri rifiuti e non di sottoprodotto di lavorazione (come sostenuto dalla difesa), queste ultime sostanze non soggette ai più rigidi effetti delle norme penali che costituiscono reati presupposto ex D.Lgs. 231/2001 ai sensi dell’articolo 25-undecies del decreto medesimo.

In tale contesto, la Suprema Corte richiama il consolidato principio secondo cui “in tema di responsabilità delle persone giuridiche, ………….., una volta accertata la commissione di determinati reati da parte delle persone fisiche che esercitano funzioni apicali, i quali abbiano agito nell’interesse o a vantaggio delle società, incombe sui predetti enti l’onere, con effetti liberatori, di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del reato, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi”.

Prosegue evidenziando il concetto di “colpa di organizzazione” da intendersi, in senso normativo ai fini 231, come il “rimprovero derivante dall’inottemperanza da parte dell’ente dell’obbligo di adottare le cautele, organizzative e gestionali, necessarie a prevenire la commissione dei reati previsti tra quelli idonei a fondare la responsabilità del soggetto collettivo”.

In tale contesto, elemento dirimente nella valutazione dell’efficacia esimente del modello è che i principi preventivi debbano “essere consacrati in un documento che individua i rischi e delinea le misure atte a contrastarli”.

La pronuncia, pertanto, esalta il ruolo di una particolare ma essenziale porzione della complessa documentazione che forma il Modello 231: si tratta del documento che sintetizza al tempo stesso l’analisi dei rischi con le corrispondenti misure idonee o astrattamente idonee a mitigare i rischi medesimi.

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