Cassazione: inutilizzabilità intercettazioni, motivazione apparente, per relationem e onere di allegazione

La sentenza della Corte di Cassazione Penale 26937 del 18.06.2019, consente di effettuare alcune interessanti riflessioni in ordine all’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche allorché esse appaiono non adeguatamente motivate ovvero la motivazione per relationem non rispetti i principi affermati, nel tempo, dalla giurisprudenza.

Al riguardo un primo tipo di rilievo mosso dai ricorrenti, atteneva al decreto autorizzativi del GIP, e quindi alla conseguente utilizzabilità o meno dell’esito delle attività captati, posto che il giudice si era limitato ad apporre un laconico “V. e ritenute fondate le argomentazioni addotte, si autorizza” sulla richiesta del pubblico ministero. 

Sul punto la sentenza afferma che pur “….essendo pacifica – si ribadisce – la possibilità di un legittimo rinvio motivazionale per relationem, a determinate condizioni …. manca nel caso di specie qualsiasi richiamo, anche il più sintetico, a fatti o ad argomenti svolti dal P.M. richiedente ovvero dagli organi investigativi che lasci intendere che le ragioni a sostegno della richiesta siano state criticamente valutate, come richiesto dalla giurisprudenza di legittimità, già prima …. delle richiamate Sezioni Unite del 2000, ric. Primavera….”.

La conseguenza processuale è chiara e cioè «La mancanza di motivazione dei decreti che autorizzano o prorogano le operazioni di intercettazioni telefoniche o tra presenti, di quelli che convalidano i decreti emessi in caso d’urgenza dal pubblico ministero, nonché di questi ultimi, comporta l’inutilizzabilità dei risultati delle operazioni captative”. 

Attenzione, però, all’impostazione delle richieste e delle eccezioni in quanto, d’altro verso, sussiste un onere di allegazione così delineato “…è principio pacifico quello secondo il quale la parte che deduce l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche ha l’onere di indicare specificamente gli atti sui quali l’eccezione si fonda e di allegare tali atti qualora non facciano parte del fascicolo trasmesso al giudice di legittimità…”.

Da ultimo, in tema di motivazione apparente, la sentenza richiama precedenti pronunce ricordando che:

  • È apparente la motivazione con la quale il tribunale del riesame, di fronte all’eccezione difensiva relativa alla mancanza di un’autonoma valutazione da parte del giudice per le indagini preliminari dei requisiti normativi previsti per l’adozione della misura coercitiva, confermi il provvedimento cautelare limitandosi ad affermare, in modo generico e sintetico, che il giudice, “in più parti”, ha inserito le proprie conclusioni ed indicato gli elementi valutativi, senza precisare in quali punti, passaggi o pagine dell’ordinanza possa rinvenirsi l’autonoma valutazione che l’art. 292 cod. proc. pen. richiede a pena di nullità”;
  • È apparente la motivazione con la quale il tribunale del riesame, di fronte all’eccezione difensiva relativa alla mancanza di un’autonoma valutazione da parte del G.i.p. dei requisiti normativi previsti per l’adozione della misura coercitiva, confermi il provvedimento cautelare limitandosi ad affermare, in modo generico e sintetico, che il giudice, “in più parti”, ha inserito le proprie conclusioni ed indicato gli elementi valutativi, senza precisare in quali punti, passaggi o pagine dell’ordinanza possa rinvenirsi l’autonoma valutazione che l’art. 292 cod. proc. pen. richiede a pena di nullità)”.
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