Controllo giudiziario: alle Sezioni Unite la ricorribilità per Cassazione dell’ordinanza del Tribunale

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Il controllo giudiziario ex art. 34-bis d.lgs. 159/2011 è una misura di prevenzione che continua a richiedere interpretazioni giudiziarie, segnatamente da parte della Cassazione. Si conferma, quindi, un istituto” da parte di soggetti colpiti da interdittiva prefettizia antimafia.

Si tratta, come peraltro precisatoriali, restituendole bonificate al libero esercizio”.

E’ quindi l’alternativa “leggera” alla ben più pervasiva misura dell’amministrazione giudiziaria di cui all’art. 34. Il controllo, infatti, può essere dispostomi di infiltrazione mafiosa, l’agevolazione di soggetti riconducibili alla mafia sia solo ”occasionale”.

Per questo del Tribunale.

Se ne è di recente occupata la Cassazione con l’ordinanza 24661-19 del 15 maggio 2019, depositata il 3 giugno scorso, che , rilevando un “consapevole contrasto giurisprudenziale” tra due affermazioni di principio riconducibili ad altrettanti indirizzi interpretativi accolti in differenti decisioni della Suprema Corte, ha deciso di rivolgersi alle Sezioni Unite affinché si pronuncino sulla seguente questione:

se contro il provvedimento ex art.34-bis co. 6, d.lgs. 6.9.2011, n. 159, dall’impresa destinataria di un’interdittiva antimafia, sia proponibile il ricorso per Cassazione”.

L’orientamento a carattere para-incidentale, con la necessità di assicurare il controllo di legittimità ex art. 111 della Costituzione.

Si tratta evidentemente di una posizione garantista, tesa a tutelare in primo luogo il diritto.

L’orientamento, resterebbe preclusa, in forza del principio di tassatività ex art. 568, co. 1, c.p.c. 

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