L’accertamento tecnico sanitario è atto irripetibile se la condizione del paziente tende a mutare

La sentenza della Cassazione Penale n.22101 del 21.05.2019 affronta un’interessante questione relativa alla qualificazione dell’accertamento sanitario disposto nel corso delle indagini preliminari e sulla possibilità di qualificare tale atto come ripetibile o meno con le conseguenti differenze in termini di garanzie da assicurare all’indagato.

Il principio di diritto riaffermato è il seguente: “ove l’accertamento tecnico riguardi la verifica del quadro clinico presentato del paziente in vivo, a seguito dell’operato del medico che si assume errato, ed anzi indicato quale colposo fattore di innesco di fenomeni lesivi, sussiste un margine di opinabilità, rispetto allo stesso carattere irripetibile della verifica, tenuto conto della fisiologica evoluzione e modificazione che caratterizza i diversi distretti dell’organismo umano. ….la valutazione sulla ripetibilità dell’accertamento tecnico, rilevante secondo la disciplina emergente dal combinato disposto degli artt. 359 e 360 cod. proc. pen., deve essere effettuata considerando la possibilità, o meno, che l’accertamento venga ripetuto nel tempo in condizioni di effettiva parità tra le parti”.

Secondo la Suprema Corte, l’interprete, nei casi dubbi, deve propendere per il carattere irripetibile dell’accertamento tecnico sul paziente in vita, in modo da favorire l’immediata apertura del contraddittorio scientifico, ogni qual volta l’accertamento demandato al consulente tecnico riguardi la verifica di parti dell’organismo soggette a modificazione.

Sotto il profilo di tecnica giuridica, risulta corretto inquadrare l’eventuale motivo di ricorso come violazione della legge processuale.

Dal punto di vista del momento in cui far valere l’eccezione al fine di non incorrere in decadenze, si afferma che “in tema di accertamento tecnico non ripetibile nel corso delle indagini preliminari, il mancato avviso all’imputato e al difensore del conferimento dell’incarico e della facoltà di nominare un consulente tecnico di parte, dà luogo a nullità di ordine generale a regime intermedio, che va dedotta non oltre la conclusione del giudizio di primo grado”. 

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