L’inquinamento ambientale spiegato dalla Cassazione

Nel 2015 il nostro Legislatore, con la Legge n. 68/2015, ha introdotto all’interno del codice penale il Titolo VI-bis, rubricato “Dei delitti contro l’ambiente” prevedendo diverse fattispecie di reato in materia ambientale da cui far discendere -anche- la responsabilità per gli enti ai sensi dell’art. 25-undecies del D.Lgs. n. 231/2001.

Di recente la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25049/2019 del 5 giugno scorso, è tornata ad analizzare il reato di inquinamento ambientale specificando che con tale fattispecie si punisce chiunqueabusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: 

  • delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
  • di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

Il giudice di legittimità riferisce che l’abusività della condotta sia da rintracciassi tanto nella mancanza di prescritte autorizzazioni -o sulla base di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta- quanto nell’attività compiuta in violazione di leggi statali, regionali o prescrizioni amministrative.

Quanto ai concetti di compromissione e deterioramento, si legge invece nella pronuncia, essi “consistono in un’alterazione, significativa e misurabile, della originaria consistenza della matrice ambientale o dell’ecosistema, caratterizzata rispettivamente da una condizione di squilibrio funzionale, incidente sui processi naturali correlati alla specificità della matrice o dell’ecosistema medesimi o da una condizione di squilibrio “strutturale”, connesso al decadimento dello stato o della qualità degli stessi”.

Il requisito della significatività denota, infine, incisività e rilevanza della compromissione o deterioramento; mentre deve reputarsi misurabile ciò che è quantitativamente, apprezzabile o, comunque, oggettivamente rilevabile.

Tali indicazioni appaiono fondamentali in sede processuale per comprendere prima e misurare poi la rispondenza tra la fattispecie astratta delineata dalla norma e la condotta concretamente contestata dagli Uffici della Procura a persone fisiche e/o giuridiche. 

Segui e condividi i nostri contenuti anche sui social network...