Il processo legislativo è lungo e complesso per giunta rallentato dalla concomitanza della tornata elettorale delle recenti europee.

Pur tuttavia, la comunità giuridica auspica che il seguito dei lavori sul disegno di legge S.1200 possa procedere spedito.

Come anticipato nel nostro articolo del 02.04.2019, le forze politiche avevano raggiunto l’intesa sul revenge porn, poi sfociata nell’approvazione del relativo emendamento nell’ambito dell’esame del d.d.l. recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” il cui testo è oggi in esame  Senato presso in commissione giustizia in sede redigente.

Il DDL, nella formulazione approvata dalla Camera in prima lettura, prevede l’inserimento dell’art. 612 ter c.p. (rubricato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”): “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. 

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio”.

La norma da un lato, tratteggia la condotta di chi oltre ad aver realizzato, ricevuto o sottratto immagini/video, dal contenuto sessualmente esplicito, pubblica o diffonde le immagini ed i video in questione senza il consenso della persona, dall’altro, esclude la detenzione del materiale ad uso personale. 

Quindi, dalla modalità in cui il soggetto entrata in possesso delle immagini, si articolano, due distinte ipotesi di condotta

  • chi ha contribuito alla realizzazione o chi le ha sottratte;
  • chi ha ricevuto e/o acquistato il materiale per poi diffonderlo; in questo caso si configurerebbe dolo specifico.

Assume importanza peculiare ai fini della realizzazione della fattispecie di reato il consenso della persona: è necessario aver divulgato le foto e/o video senza il consenso delle persone rappresentate; il consenso espresso, libero, spontaneo e non viziato da errore/dolo/violenza esclude il reato.  

Tale norma parrebbe tipizzare il comportamento incriminato in un ottica di evoluzione del diritto penale, in maniera direttamente proporzionale alla crescita esponenziale dei mezzi di diffusione del materiale oggetto del reato: i social (Facebook, Telegram, Instagram, Whatsapp); evitare che il giudice colmi il vuoto normativo attraverso un’opera interpretativa, in assenza di una tutela normativa specifica e ben tipizzata il revenge porn, riconducendo la condotta alla minaccia, alla violenza privata, all’estorsione, alla diffamazione a mezzo di pubblicità, lasciando esclusa, tuttavia,  la tutela specifica riguardante la riservatezza della sfera sessuale personale lesa dal comportamento in questione.

Ulteriori contenuti del progetto di legge, noto anche come c.d. “Codice Rosso” prevede:

  • una più efficiente e celere tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, attraverso specifiche previsioni quale quella che prevede che “entro  il  termine  di  tre  giorni  dall’iscrizione  della  notizia  di  reato il  PM assuma  informazioni  dalla  persona  offesa  e da  chi  ha  presentato  denuncia,  querela  o istanza”.
  • un inasprimento delle pene per determinate tipologie di reati:

“per la violenza sessuale la reclusione è aumentata a 6/12 anni; per lo stalking, da un minimo di 1 anni ad un massimo di 6 anni e mezzo; per le botte in famiglia, dai 3 ai 7 anni”.

Sono, inoltre, introdotti:

  • l’art. 583-quinquies “Deformazione dell’aspetto  della  persona  mediante  lesioni permanenti  al  viso”:“chiunque  cagiona  adalcuno  lesione  personale  dalla  quale  derivano  la  deformazione  o  lo  sfregio permanente  del  viso  è  punito  con  la  reclusione  da otto  a  quattordici  anni”;
  • l’art. 558-bis. “Costrizione o induzione al matrimonio”: “chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica a chiunque, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell’autorità derivante dall’affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, la induce a contrarre matrimonio o unione civile. La pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto. La pena è da due a sette anni di reclusione se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia”.
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