La necessità di acquisire singoli file giustifica il sequestro di un intero pc?

Al quesito ha risposto la Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi su un recente caso di  sequestro probatorio effettuato all’interno delle sedi societarie di talune organizzazioni e finalizzato ad assicurare al processo il relativo mezzo di prova.  

Nell’occasione la polizia giudiziaria procedeva a sequestrare, concordemente al decreto disposto dal PM, documenti, manoscritti, comunicazioni, anche contenuti in supporti informatici, telefoni cellulari, dispositivi elettronici, tablet, pc e simili.

Secondo la Cassazione, questo modo di operare non è assolutamente condivisibile, poiché, come già affermato in precedenti orientamenti “è illegittimo, per violazione del principio di proporzionalità ed adeguatezza, il sequestro a fini probatori di un sistema informatico, quale è un personal computer, che conduca, in difetto di specifiche ragioni, ad una indiscriminata apprensione di tutte le informazioni ivi contenute”.

Il principio di proporzionalità, previsto dall’art. 275 c.p.p. per le misure cautelari personali, è operante, infatti, anche per le misure cautelari reali.

Pertanto, qualora vi sia la necessità di acquisire taluni contenuti all’interno di un pc, prosegue la pronuncia, si dovrà procedere concordemente a quanto disposto dagli art. 247, co. 1-bis c.p.p e 352, co. 1-bis c.p.p..

Tali disposizioni sanciscono che quando vi è fondato motivo di ritenere che dati, informazioni, programmi informatici pertinenti al reato si trovino in un sistema informatico o telematico (…) ne è disposta la perquisizione, adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati (…).

Ne deriva pertanto il principio secondo cui, salvo determinate condizioni,“non può procedersi al sequestro del computer in quanto tale perché la legge chiaramente ha distinto il singolo documento informatico dalla massa di informazioni che un sistema informatico/telematico è destinato a contenere”. Ancora più esplicita la Corte nel rimarcare come un singolo computer ad uso personale non può essere equiparato ad un documento o ad un gruppo di documenti ma -e si tratta di fatto di comune conoscenza- ad un intero archivio o deposito o libreria in senso fisico, tenuto conto delle sue enormi potenzialità di archiviazione di grandi masse di dati.

Quello che è il fondamentale significato delle disposizioni sopra citate, conclude la pronuncia, è che “non è possibile acquisire in modo indiscriminato un intero archivio elettronico, sol perché è facile l’accesso, l’effettuazione di copia ed il trasferimento fisico rispetto alla massa di documenti cartacei corrispondenti, pur in assenza di qualsiasi correlazione specifica con le indagini”.

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