Nullità relativa della CTU in sede civile: limiti processuali

Prendiamo spunto da due recenti sentenze della Cassazione Civile per richiamare alcuni principi della Suprema Corte in tema di eccezioni e contestazioni eccepibili avverso una consulenza tecnica d’ufficio in sede civile.

Con una pronuncia del 10.07.2019 (il cui testo integrale è disponibile alla fine dell’articolo), gli Ermellini ricordano che “le contestazioni sollevate a consulenza tecnica d’ufficio dalle parti possono riguardare il procedimento, oppure il contenuto di essa (cfr. Cass. n. 30139 del 2018); nel primo caso integrano eccezioni di nullità e si inquadrano nell’ambito di applicazione degli art. 156-157 c.p.c., mentre le seconde costituiscono argomentazioni difensive, sebbene non di carattere tecnico-giuridico, le quali non soggiacciono a detto rigoroso termine di decadenza (cfr. Cass. n. 15418 del 2016); in particolare laddove l’alterazione procedimentale determini un pregiudizio del diritto di difesa, essa si traduce, per consolidata giurisprudenza di legittimità (tra molte v. Cass. n. 1744 del 2013), in una nullità assoggettata al rigoroso limite preclusivo di cui all’art. 157 c.p.c. sicché tale nullità resta sanata se non eccepita nella prima istanza o difesa successiva al deposito”.

Di analogo tenore quanto affermato nell’altrettanto recente sentenza del 28.06.2019, nella quale la Cassazione ricorda che “come costantemente affermato da questa Corte, la nullità della consulenza tecnica d’ufficio – ivi compresa quella dovuta all’eventuale allargamento dell’indagine tecnica oltre i limiti delineati dal giudice o consentiti dai poteri che la legge conferisce al consulente – ha carattere relativo e deve, pertanto, essere fatta valere nella prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione, restando altrimenti sanata (tra le tante, Sez. 3, Sentenza n. 2251 del 31/01/2013 Rv. 624974; Sez. 2, Sentenza n. 12231 del 19/08/2002 Rv. 556941; Sez. 2, Sentenza n. 5422 del 15/04/2002 Rv. 553738)”.

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