Sms e Email: piena efficacia di prova in giudizio

Importante pronuncia della Cassazione che è intervenuta, con l’ordinanza n. 19155 del 17 luglio scorso, sul tema dell’efficacia probatoria dei documenti- nella specie short message service (sms) e posta elettronica (email) – prodotti e trasmessi tramite l’utilizzo di strumenti con tecnologia informatica quali i personal computer o gli smatphone.

La Suprema corte si è pronunciata sul ricorso di un cittadino romano che in primo grado, davanti al giudice di Pace di Mantova, si era opposto avverso un decreto ingiuntivo con cui la ricorrente, madre di un bimbo nato da una relazione con quest’ultimo, chiedeva il rimborso di una somma pari alla quota del 50% delle spese complessive che il ricorrente si era proposto, accettando, di sostenere per il pagamento della retta dell’asilo del figlio e per cui aveva trasmesso il proprio assenso tramite una serie di sms trasmessi tramite il proprio smartphone. 

Il giudice di pace aveva accolto l’opposizione al decreto ingiuntivo.

In secondo grado il Tribunale, ribaltando la sentenza del giudice di pace, ha sostenuto che l’opponente al decreto ingiuntivo con l’invio degli “sms” aveva fatto emergere la sua adesione all’iscrizione del figlio minore all’asilo nido e quindi all’addebito della metà della retta dovuta, comunque da corrispondere nell’interesse del figlio.

Il ricorrente pertanto ha proposto ricorso per Cassazione lamentando che il Tribunale aveva riconosciuto efficacia probatoria, al pari di una scrittura privata, a tre messaggi telefonici riprodotti meccanicamente (sms), pur essendo essi privi di sottoscrizione e non recanti né il numero di cellulare del soggetto che li aveva generati e poi inviati né quello del soggetto che li aveva ricevuti; il Tribunale pertanto, in presenza di contestazione della parte contro cui era stata prodotta, avrebbe attribuito piena efficacia “probatoria” alla riproduzione meccanica dei tre messaggi telefonici e non efficacia meramente “indiziaria”, con conseguente erronea valutazione del contenuto degli stessi messaggi “sms” .

La Cassazione però ha valutato come corretta la decisione del Tribunale prima affermando che sia gli sms che le email hanno lo stesso valore probatorio attribuito dall’art. 2712 del Codice civile alle riproduzioni informatiche e successivamente che gli sms, ove colui contro il quale siano prodotti non ne contesti la loro “autenticità”, contengono la rappresentazione di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti e pertanto essi formano piena prova dei fatti e delle situazioni rappresentate; laddove se ne contesti l’autenticità, ovvero si mettano  in dubbio sia la fedeltà di quanto scritto sia la titolarità dell’invio, tale disconoscimento non produce gli stessi effetti che il Codice civile attribuisce per la scrittura privata che, in tali casi, sarebbe inutilizzabile.

Nel caso de quo sarà il diretto interessato che disconoscendosi quale autore (o mittente) degli sms dovrà dimostrare, concretamente, tale non rispondenza che non dovrà essere una generica contestazione del documento, atteso che il disconoscimento, da effettuare nel rispetto delle preclusioni processuali, anche di documenti informatici aventi efficacia probatoria ai sensi dell’art. 2712 c.c., deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito e concretizzarsi nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra la realtà fattuale e quella riprodotta.

Tuttavia, in tale ipotesi, il Giudice avrà comunque il potere di accertare tale contestazione attivando anche altri mezzi di prova, ivi incluse le presunzioni. Analogo percorso si seguirebbe per l’invio di una comunicazione elettronica, come l’email, che, seppur priva di firma, rientra tra i mezzi di prova piena contemplati all’art. 2712 del Codice civile e la cui preclusione processuale potrà essere confutata adducendo elementi di prova e non affermazioni generiche.

La Corte di Cassazione ha pertanto enunciato il seguente principio:

Questa Corte ha di recente statuito (Cass. 5141/20119) che lo “short message service” (“sms”) contiene la rappresentazione di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti ed è riconducibile nell’ambito dell’art. 2712 c.c., con la conseguenza che forma piena prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale viene prodotto non ne contesti la conformità ai fatti o alle cose medesime. Tuttavia, l’eventuale disconoscimento di tale conformità non ha gli stessi effetti di quello della scrittura privata previsto dall’art. 215 c.p.c., comma 2, poichè, mentre, nel secondo caso, in mancanza di richiesta di verificazione e di esito positivo della stessa, la scrittura non può essere utilizzata, nel primo non può escludersi che il giudice possa accertare la rispondenza all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni”.

Sempre questa Corte (Cass.11606/2018), in tema di efficacia probatoria dei documenti informatici, ha precisato che “il messaggio di posta elettronica (cd. e-mail) costituisce un documento elettronico che contiene la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti che, seppure privo di firma, rientra tra le riproduzioni informatiche e le rappresentazioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c. e, pertanto, forma piena prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale viene prodotto non ne disconosca la conformità ai fatti o alle cose medesime”.

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