Sicurezza sul lavoro: l’addebito per l’ente è giustificato da procedure carenti e mancato monitoraggio.

Sicurezza sul lavoro: l’addebito per l’ente è giustificato da procedure carenti e mancato monitoraggio. 
Il 04/06/2014 all’interno del capannone n.17 del reparto verniciatura di una acciaieria, un operaio esperto, addetto al reparto verniciatura con qualifica di capo turno, dopo avere rimosso le protezioni, senza fermare l’impianto di verniciatura a nastro, di recente installazione e destinato alla produzione di nastri in acciaio verniciati, accedeva all’interno della zona pericolosa adiacente per verificare se i rulli fossero la causa di un difetto sul nastro e, svolgendo tale operazione, rimaneva incastrato con il braccio sinistro con conseguente distacco dell’arto. Successivamente si verificava il decesso dell’uomo per un’insufficienza cardio circolatoria acuta da anemia meta emorragica e shock traumatico da smembramento dell’arto superiore sinistro e da lesioni contusive emorragiche.
Seguiva apertura di un procedimento penale a carico dell’ente, dell’Amministratore Delegato dell’ente, con delega alla sicurezza e datore di lavoro, del direttore dello stabilimento e del capo reparto/preposto, addetto al settore finiture. 
In sede di merito la società era condannata, per l’illecito amministrativo contestato ai sensi degli artt. 5, 6, 7 e 21-septies co. 2, del D.Lgs. n. 231/2001, alla sanzione pecuniaria di euro 54.000,00.
La sentenza si ritiene interessate poiché, dopo aver ribadito dei punti fermi in materia (natura della responsabilità “tertium genus“, i criteri d’imputazione oggettiva -interesse e vantaggio) e precisato che la colpa di organizzazione, nei reati colposi, deve intendersi in senso normativo ed è fondata “sul rimprovero derivante dall’inottemperanza da parte dell’ente dell’obbligo di adottare le cautele, organizzative e gestionali, necessarie a prevenire la commissione dei reati previsti tra quelli idonei a fondare la responsabilità del soggetto collettivo, dovendo tali accorgimenti essere consacrati in un documento che individua i rischi e delinea le misure atte a contrastarli”, scende nel dettaglio offrendo spunti di riflessione per gli operatori della materia.
Il modello organizzativo dell’ente, prosegue la pronuncia, pur adottato in conformità alle norme BS OHSAS 18001:2007, non era stato efficacemente attuato. Invero, pur essendosi provveduto all’analisi dei rischi con riferimento all’impianto di verniciatura e, segnatamente, all’attività dei capi turno, l’istruzione operativa per la verniciatura (IO VERN 01) predisposta era incompleta rispetto alle modalità di ricerca e soluzione dei difetti sul nastro (ovvero l’attività che, per l’appunto, stava svolgendo la vittima). 
Inoltre, le altre istruzioni operative (IO VERN 02 e 03) riguardavano altre figure professionali (addetto cabina verniciatura e addetto linea uscita verniciatura) e tutte le altre (da IO VERN 04 a 015) erano riferibili alla manipolazione e allo stoccaggio di prodotti e smalti vari per impianti di verniciatura, dunque attività diverse rispetto a quella di interesse. 
Era inoltre mancata, conclude la Corte, un’attività di “monitoraggio sulle misure prevenzionistiche già approntate in azienda e di adeguamento della specifica procedura ai rischi propri dell’attività di ricerca dei difetti sul nastro (…) e ulteriori addebiti erano stati segnalati dalla ASL, anche con riferimento alle attività di audit e ai ritardi nella esecuzione delle attività previste dall’Action Plan (in particolare, nella redazione delle procedure per effettuare i controlli, poiché l’avvio delle attività di verifica in materia di salute e sicurezza era stata pianificata per il febbraio 2015)”.
I professionisti, dalla lettura della pronuncia, possono dunque trarre l’insegnamento di verificare la completezza delle procedure adottate dall’ente cercando di spezzare idealmente l’attività del singolo operaio in più fasi e assicurarsi che ognuna di queste sia oggetto di specifica disciplina in modo da non lasciare alcuno spazi all’improvvisazione del singolo dipendente, per poi effettuare delle verifiche, anche a sorpresa, circa il rispetto della procedura e l’utilizzo di tutti i dispostivi di protezione indicati.   

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