Sicurezza sul lavoro: nozione di lavoratore e individuazione del preposto

La sentenza della Cassazione Penale del 18.07.2019 ci consente di richiamare alcuni principi di fondamentale importanza in chiave aziendale in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro con specifico riferimento alla nozione di lavoratore, all’individuazione del preposto e, in ultima analisi, al limite della responsabilità per chi riveste una posizione di garanzia.

Il caso è quello di un lavoratore che aveva riportato lesioni gravi a seguito di un’attività lavorativa effettuata nel piazzale dell’opificio industriale della società. L’attività consisteva nell’installazione di alcuni cartelli di segnalazione, attività che comportava una lavorazione in quota. Per compiere tale operazione, prendeva posto su un carrello elevatore, condotto da un collega di lavoro e, mentre stazionava su tale carrello, perdeva l’equilibrio, cadendo e riportando lesioni alla testa.

Sulla base delle emergenze processuali indicate, i giudici di merito hanno individuato profili di responsabilità a carico di due soggetti, qualificati come preposti, per il mancato esercizio della dovuta sorveglianza sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa del dipendente Infortunato, in violazione dell’art. 19 d.lgs. 81/2008.

In particolare, si addebita ai due preposti di non avere accertato che il lavoratore operasse nel rispetto della normativa antinfortunistica e che utilizzasse gli strumenti posti a sua disposizione dall’azienda. 

Qualifica di lavoratore

Preventivamente la Corte affronta il tema della qualifica di lavoratore posto che la difesa dei due imputati aveva indicato che la parte offesa era un lavoro autonomo.

In tali casi, occorre attribuire prevalenza di significato alla situazione di fatto esistente nell’azienda, in rapporto alla quale, la persona offesa rivestiva senza dubbio alcuno la qualifica di lavoratore dipendente. Pertanto, lo svolgimento in “autonomia” di piccoli lavori di manutenzione, non era suscettibile di determinare alcun esonero di responsabilità in capo a coloro che rivestivano una posizione di garanzia rispetto al dipendente. 

La Cassazione ha più volte ricordato in diverse pronunce, come l’individuazione del rapporto di lavoro dipendente o subordinato prescinda da aspetti formali legati al contenuto del contratto, essendo necessario verificare in concreto le sue caratteristiche e gli elementi che ne connotano lo svolgimento, alle dipendenze e su richiesta di un datore di lavoro per cui la definizione di “lavoratore”, di cui all’art. 2, comma primo, lett. a), D.Lgs. n. 81 del 2008, fa leva sullo svolgimento dell’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione del datore di lavoro indipendentemente dalla tipologia contrattuale, ed è definizione più ampia di quelle previste dalla normativa pregressa, che si riferivano invece al “lavoratore subordinato” (art. 3, d.P.R. n. 547 del 1955) e alla “persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro” (art. 2, comma primo, lett. a, D.Lgs. n. 626 del 1994).

Il risultato è che, ai fini dell’applicazione delle norme incriminatrici previste nel decreto citato, rileva l’oggettivo espletamento di mansioni tipiche dell’impresa (anche eventualmente a titolo di favore) nel luogo deputato e su richiesta dell’imprenditore, a prescindere dal fatto che il “lavoratore” possa o meno essere titolare dì impresa artigiana ovvero lavoratore autonomo.

Preposto

Ulteriore aspetto è la qualifica di preposto che i giudici attribuiscono ai due imputati.

In particolare, sulla base degli organigramma della sicurezza prodotto dalla stessa difesa entrambi gli imputati era responsabili di funzione.

I giudici di merito, con impostazione giudicata corretta dalla Cassazione, hanno precisato correttamente che la qualifica di preposto non necessita di essere dimostrata attraverso prove documentali attestanti la formale investitura, ben potendo essere desunta da circostanze di fatto (La prova dell’assunzione del ruolo di preposto non richiede un elemento probatorio documentale o formale, potendo il giudice del merito fondare il convincimento anche su testimonianze od altri accertamenti fattuali). 

Il preposto ha la funzione di verificare e garantire il rispetto delle regole di cautela nell’esecuzione delle prestazioni lavorative e la sua responsabilità può essere esclusa, per causa sopravvenuta, solo in virtù di un comportamento del lavoratore avente i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità e, comunque, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive organizzative ricevute, connotandosi come del tutto imprevedibile.

Pertanto il limite esogeno delle responsabilità collegate all’esercizio della funzione di preposto deve essere individuato nella abnormità ed eccezionalità della condotta del lavoratore, non essendo ipotizzabile una dismissione della posizione di garanzia in rapporto ad un’attività che è stata comunque svolta dal lavoratore nell’ambito dell’azienda sulla base di direttive impartire dal datore di lavoro o da chi abbia assunto di fatto tale veste. 

Singolare appare, in particolare, l’attribuzione di una responsabilità nei confronti di un soggetto che svolgeva l’attività di project manager.

I giudici di merito hanno evidenziato che il soggetto era responsabile della funzione nel reparto produzione a cui era addetto il lavoratore e che aveva provveduto a realizzare corsi di formazione nell’ambito del reparto, riguardanti l’uso della cesta per le lavorazioni in quota. A ciò deve aggiungersi che il lavoro di sostituzione della cartellonistica fu da lui commissionato al dipendente, sia pure in una forma implicita. Deriva da tali elementi la conseguente posizione di garanzia individuata dai Giudici di merito che può essere accertata anche sulla base di circostanze di fatto, in ossequio al principio dell’effettività.

Limite alla responsabilità. Abnormità

Infine, ribadito l’orientamento costante, che in materia di infortuni sul lavoro, la condotta colposa del lavoratore infortunato non può assurgere a causa sopravvenuta, da sola sufficiente a produrre l’evento, quando sia comunque riconducibile all’area di rischio propria della lavorazione svolta: in tal senso il datore di lavoro è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del lavoratore presenti i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità e dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive di organizzazione ricevute.

Pertanto, può definirsi abnorme soltanto la condotta del lavoratore che si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dei soggetti preposti all’applicazione della misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e sia assolutamente estranea al processo produttivo o alle mansioni che gli siano state affidate.

In ogni caso, la condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di sicurezza approntato dal datore di lavoro, non potrà mai spiegare alcuna efficacia esimente in favore dei soggetti destinatari degli obblighi di sicurezza. Ciò in quanto, tali disposizioni, secondo orientamento conforme della giurisprudenza della Corte, sono dirette a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che possano derivare da sua colpa, essendo tenuti, il datore di lavoro e coloro che rivestono una posizione di garanzia, a prevedere ed evitare prassi di lavoro non corrette e foriere di eventuali pericoli.

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