Autonomia del processo 231 e di quello per danno erariale: nessuna violazione del “ne bis in idem”

La Corte di Cassazione penale riafferma e articola il principio secondo il quale sussiste perfetta autonomia e compatibilità tra il procedimento 231, che può culminare con l’irrogazione di una sanzione amministrativa, e quello dinanzi alla Corte dei Conti per l’accertamento di un’eventuale danno erariale che può, anch’esso, culminare con una sanzione.

Il caso è quello di una società che aveva commesso una truffa ai danni dello Stato per il conseguimento di un indebito finanziamento pubblico (in realtà l’opera era stata realizzata ma erano emerse una serie di irregolarità tali da far ipotizzare il reato di truffa aggravata, poi prescrittosi nel corso del procedimento).

La corte dei Conti non giungeva all’affermazione della responsabilità contabile perché non risultava provato un pregiudizio concreto e attuale per l’Erario, poiché il finanziamento era stato utilizzato e impiegato per le finalità previste dalla misura comunitaria, pur in presenza di irregolarità riguardanti i rapporti contrattuali fra le parti. 

Secondo i ricorrenti, quindi, vi sarebbe un contrasto fra la sentenza della Corte d’appello impugnata e il giudicato contabile, pur essendo identico l’oggetto. 

La Cassazione osserva preventivamente come sia la stessa Corte dei Conti ad affermare, nella sua pronuncia che “nonostante le contestazioni formulate (…) sulle quali è in corso l’accertamento di un’eventuale responsabilità penale (…), nell’assetto introdotto dal nuovo codice di procedura penale al principio della pregiudizialità penale e all’istituto della sospensione è stato preferito quello della autonomia e separatezza” tra il giudizio penale e quello amministrativo.

E’ differente il parametro di riferimento del giudizio di responsabilità penale, rispetto a quello che mira ad accertare una responsabilità contabile, poiché è differente la logica che sostiene l’una e l’altra tipologia di accertamento processuale. Quel che è sicuro è, quindi, che non è evocabile la categoria del “bis in idem”. 

Proseguono gli Ermellini osservando che “in tema di responsabilità amministrativa degli enti …. non sussiste violazione del principio del “ne bis in idem” nel caso in cui l’ente venga condannato, in sede penale, alle relative sanzioni amministrative con contestuale confisca per equivalente dei suoi beni in misura pari al profitto conseguito e, in sede contabile, al risarcimento del danno erariale, in quanto tali provvedimenti, pur avendo carattere sanzionatorio, perseguono differenti finalità”. Invero, “mentre la confisca viene imposta nell’interesse collettivo e con funzione social-preventiva, la condanna al risarcimento del danno persegue l’effetto di reintegrare il patrimonio dell’ente pubblico, depauperato dalla condotta criminosa accertata in sede penale”. Infatti, “i provvedimenti adottati nelle due distinte sedi giudiziarie hanno natura giuridica differente: la condanna al risarcimento dei danni per responsabilità contabile non è sanzione penale, nemmeno considerata nella sua accezione sostanziale, perché persegue finalità recuperatoria e non ha il carattere afflittivo coessenziale alla pena“.

In sostanza, secondo la Corte di Cassazione la giurisdizione penale e la giurisdizione contabile sono reciprocamente autonome anche in caso di azione di responsabilità derivante da un medesimo fatto di reato e l’eventuale interferenza che può determinarsi tra i relativi giudizi incide solo sulla proponibilità dell’azione di responsabilità e sulla eventuale preclusione derivante dal giudicato, ma non sulla giurisdizione.

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