La Cassazione sulla determinazione dei compensi del Commissario giudiziale 231

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La Corte di Cassazione civile si è pronunciata in merito ai sensi degli artt. 15 e 45 del D. Lgs. 231/2001. 

Il ricorrente, nel ricorso proposto della liquidazione dei compensi.

La scelta per il secondo regime, secondo il ricorrente, si imporrebbe in relazione all’apprezzamentovalutata dal tribunale pur a fronte di esplicita ragione di opposizione.

La Cassazione ha rigettato il ricorso.

I giudici di legittimità hanno ritenuto e quella di altri professionisti.

La Corte ricorda come, ai sensi del secondo dell’art. 15 del D.Lgs 231/2001, l’attività del commissario giudiziale è variegata, posto da parte dell’ente.

A norma del comma terzo, inoltre, nell’ambitosi. 

Non sarebbe quindi possibile, alla luce della predetta natura flessibile dei compiti del commissario, cui possono essere demandate le più diverse attribuzioni nell’ambito a quella di altri professionisti.

Sostanzialmente,l’insussistenza in via astratta di un catalogo di compiti del commissario giudiziale ai sensi dell’art. 15 e dell’art. 45, comma terzo, del D.Lgs. 231/2001 rende impossibile il procedimento. 

Se ciò, per un verso, può essere la motivazione per cui il legislato di intervenire specificamente, gli Ermellini rammentano anche che non possono essere, in via generale e astratta, applicate le disposizioni normative (e delle connesse elaborazioni giurisprudenziali) dettate, ad esempio, per i compensi di altri ausiliari quali:

  • i consulenti tecnici d’ufficio per i processi civili e penali;
  • i custori giudiziari iscritti nell’albo di cui al d. Igs. 4 febbraio 2010 n. 14.

Se da un lato, quindi, non possono applicarsi in via traslativa le disposizioni normative previste per determinare i compensi di altri ausiliari, tuttavia, ciò non vuol dire che la liquidazione dei compensi del “commissario giudiziale 231” debba avvenire senza l’ausilio di parametri normativi.

Pertanto, la norma utile in tal senso è il D.P.R. 115/2002, segnatamente gli artt. 49 e 50. 

Considerato della pronuncia, non essendo normata la sfera applicativa relativa ai compensi dei commissari giudiziali ex  D. Lgs. 231/2001 ed essendo esclusa l’applicazione analogica delle tabelle previste per i predetti ufficiali.

La sentenza, pertanto alle tariffe professionali esistenti, eventualmente concernenti materie analoghe, contemperate con la natura pubblicistica dell’incarico>”. 

Tale potere dei magistrati discende tanto che dipendesse dalle attività governative di predisposizione di tabelle regolamentari.

In conclusione, la Suprema Corte ha ritenuto gli aspetti temporali della prestazione e le prestazioni accessorie”.

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