Il tragico inchino della Concordia (InCrime Caso n.1) – Introduzione

Inauguriamo la sezione InCrime sottoponendo all’attenzione dei nostri lettori una vicenda tristemente famosa, il “Caso Concordia”, una tragedia che ha assunto, a suo tempo, le forme di un vero e proprio processo mediatico in linea con una tendenza, spesso discutibile, dei nostri tempi.

Il processo mediatico permette ovviamente una maggiore diffusione della notizia: la cronaca, grazie ai media, è per tutti, alla portata di tutti; d’altro canto, però, ai media spetta sempre la capacità di controllare la notizia, di scegliere chi rendere vittima e chi carnefice per l’opinione pubblica.

13 Gennaio 2012, una data che resterà impressa in tutti noi, è il giorno in cui avvenne il tragico naufragio della Costa Concordia, la nave comandata da Francesco Schettino che urtò gli scogli Le Scole nei pressi dell’Isola del Giglio.

Una tragedia per la quale il comandante è condannato in primo grado a 16 anni e un mese.

Per lui anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e come comandante di nave per 5 anni. Pena confermata sia in appello, con aggiunta del divieto, per 5 anni, di praticare qualsiasi professione marittima, che in Cassazione secondo cui: “Francesco Schettino non osservò il «livello di diligenza, prudenza e perizia oggettivamente dovuto ed esigibile”.

Pene inferiori a 3 anni invece per altri indagati che scelsero di patteggiare: il comandante in seconda Ciro Ambrosio, il terzo ufficiale Silvia Coronica, il timoniere Jacob Rusli Bin, il responsabile della sicurezza di Costa Roberto Ferrarini, l’hotel director Manrico Giampedroni.

Non curanza, imperfezioni tecniche, mancata preparazione, ragioni economiche, vanno ancora comprese le ragioni scaturenti il tutto, quello che rimane, ancora adesso, è il dolore.

Molti sono i punti di domanda che hanno accompagnato la vicenda.

Queste perplessità sono emerse, come vedremo, anche nel corso del procedimento penale nei cui atti si celano contenuti di grande interesse e molto spesso non noti.

Atti la cui lettura stimola la fantasia di chi può pensare che forse la verità assoluta non è stata pienamente raggiunta o forse è solo il frutto della suggestione che una vicenda come questa alimenta.

Sono inopinabili e prive di scusanti le colpe di Schettino, il cui titolo Capitano non compete più per niente, ma se le colpe non fossero state solo sue? Se ci fossero state altre responsabilità non assunte, nascoste o camuffate?

E’ importante porsi la domanda ma in questa sede intendiamo esaminare la vicenda in maniera scientifica, analizzando i fatti e gli atti processuali e stimolare una discussione che consenta di condividere la complessità anche giuridica che ha caratterizzato il caso in questione.

Lo faremo già dal prossimo articolo grazie al quale ripercorreremo, minuto per minuto, le ore precedenti e successive al naufragio, per poi soffermarci, nei successivi contributi, sugli atti processuali e le perizie tecniche.

Tutti gli atti saranno rese disponibili di volta in volta.

Infine, parallelamente alla pubblicazione sul sito, stimeremo la discussione nel gruppo Facebook appositamente creato.

Buona lettura

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