Giovani e Whatsapp come introdurre una chat nel processo

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Pubblichiamo l’articolo dal tito 19 febbraio 2020 su ICT SECURITY MAGAZINE www.ictsecuritymagazine.com).

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Recentemente ho partecipato ad una serie di considerazioni che vorrei qui condividere.

Mi riferirò essenzialmente a quelle che definiamo chat-social pertanto ed effetti, risultino comunque simili allo stesso (telegram, snapchat, viber etc etc. ).

Inutile sottorsione etc. , spesso dalle conclusioni infauste per le vittime degli stessi.

Lascio ai sociologi, educato nella realtà quotidiana).

L’approccio sarà volto piano la tematica.

Con “messaggio” mi riferirò a tutte le tipologie di elementi inviabili attraverso la chat (vocali, testori(2).

Mi siano consentite qui due precisazioni a mio modo di vedere alquanto rilevanti.

1) la prima è che se si tratta di documenti, come stabilito dalla giurisprudenza appena richiamata, si ha per conseguenza, che siamo di fronte ad una “prova tipica”. Come forse molti di voi sanno le stesse vengono disciplinate dal codice, si tratta in particolare di sette mezzi di prova che qui sintetizzo: testimonianza, esame delle parti, confronti, ricognizioni, esperimenti giudiziali, perizia e documenti.

2) la seconda ma non meno importante è che le loro modalità di assunzione, per l’appunto di prova che se ne ricava.

Questi due aspetti ci aiuteranno non poco nel comprendere alcune considerazioni successive!

Ma rito sul piano giurisprudenziale che i dati informatici acquisiti dalla memoria di uno smartphone hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 c.p.p.

Detto articolo dispone testualmente che:

“”1. È consentita l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.

2.Quando l’originale di un documento e non è possibile recuperarlo, può esserne acquisita copia. [112]

3.È vietata [191] l’acquisizione di documenti che contengono informazioni sulle voci correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui si tratta nel processo o sulla moralità in generale delle parti, dei testimoni, dei consulenti tecnici e dei periti [194 comma 1 e 3, 195 comma 7, 203, 240]. “”

Essendo documenti e fermo restando quanto.

Per esempio, se mi limitodi testé riportati risultano poco attendibili, anche se, come ogni altra prova introdotta nel processo sono sempre, liberamente valutabili ed apprezzabili dal giudice.

Pertanto arriverà a contestare in ultima istanza la mancanza al “processo” del dispositivo (lo smartphone) da cui è stata inviata o ricevuta la chat.

La giurisprudenza è ormai concorde nel ritenere che la procedura più “affidabile” per produrre messaggi di Whatsapp quali prove in un processo, consista:

  1. nell’acquisizione forense dell’intera memoria di uno dei dispositivi da cui è stato il messaggio;
  2. nell’analisi forense dell’acquisizione al fine di poter documentare l’invio/ricezione del messaggio;
  3. nella predisposizione di un apposita relazione tecnica che accanto, data e ora  di invio/ricezione, destinatari e tutti gli ulteriori dati che commisurati al particolare caso di specie risultano determinanti a documentare l’effettivo invio/ricezione dello specifico messaggio.

È evidente allora, che solo il ricorso alle tecniche di digital forensics, consistenti nell’ottenere una “copia forense” del dispositivo, accompagnate da una specifica relazione tecnica come sopra sintetizzata, sono in grado di superare le eventuali eccezioni poste dalla difesa circa, la genuinità e provenienza del messaggio. Infatti, eventuali eccezioni avranno la possibilità di essere “risolte” ossia “contro dedotte” attraverso un “contro esame” della copia forense del dispositivo, che in ogni stato” difficilmente contestabile.

In merito ad esempio i più recenti progressi raggiunti relativamente ad alcuni modelli ed aggiornamenti dei dispositivi IOS Apple).

In ogni caso non occorre qui evidenziare come la copia forense del dispositivo sia di fatto dello stesso, l’esposizione a probabili … quant’anche accidentali… modifiche ed alterazioni).

Esistono di introdurre un messaggio Whatsapp in un processo.

La prima che vorrei ricordare è la testimonianza, attraverso un testimone ovvero una persona che abbia potuto:

  • possibilità del “controesame” del teste, attraverso il quale la controparte (accusa o difesa) ha interesse a far apparire “inattendibile” il teste chiamato;
  • minore età, volendo significare che il teste “diretto.

La seconda che vorrei ricordare appare una sorta di “via mezzo” tra quella indicata quale privilegiata e tracciata dalla giurisprudenza e il “meto della chat in una dettagliata relazione scritta che entrerà quale “perizia” nel processo.  E’ evidente come in tal caso se si superano (in parte) le problematiche legate alla “testimonianza” dall’altra venga comunque a mancare un analisi tecnico-informatica del dispositivo sul quale la conversazione è conservata; mancanza che non supererebbe quei canoni fissati, dalla Corte di Cassazione con sentenza 49016 del 2017(5).

Tale ultima soluzione come ho già specificato di acquisizioni forensi certificate,  una “cristallizzazione” della prova accompagnata da una perizia resa da un consulente informatico comprensiva dell’analisi tecnico-informatica sul dispositivo e che è in grado di superare le eventuali eccezioni circa la genuinità e provenienza del messaggio.

Invero si affacciano in questo informatico risultano avere una buona “resistenza” nel processo.

Nel rammentare il contenutobre 2017, n. 49016:

omissis “”Va giudicata ineccepibile la decisione della Corte territo si era interrotta nell'(OMISSIS).

Deve, infatti, osservarsi che, per quanto.””;

concludo.

Conclusioni

È evidente come il solco tracciatodologie “resistenti” già sopra evidenziate.

Lascio a ciascuno le più opportune riflessioni sulle difficoltà insite nel dover “acquisire copia forense” dello smartphone, magari della persona offesa dallo stesso reato di fronte alla scelta tra consegnare (per una copia forense il proprio smartphone alle FF.PP. per una copia forense che documenti un abuso) o …. lasciar perdere.

Di qui alcune considerazioni finali:

  1. Occorre maggior cultura ed informazione a qualsiasi livello capace di far comprendere al “cittadino comune” che non basta più una fotorità. In questi casi “l’improvvisazione” può non sortire gli esiti sperati;
  2. Le FF.PP. devono essere adeguatamente “formate” ad ogni livello per saper affrontare “i nuovi spazi” del crimine. È impensabile non dotare chi si trova in prima linea (uffici denunce) degli strumenti culturali (corsi) e tecnologici (hardware e software) che li possano aiutare nel ricevere in modo adeguato ed efficace una denuncia per fatti criminosi commessi attraverso una chat;

Ed una nota di sollievo…quelle …. cose …. che voi umani non avete mai vistocopia” ed i messaggi originali (li aveva un testimone sul suo smartphone…era una chat di gruppo…). Mai dire Mai!

Abbiamo visto tutt’altro che remote.

Toselli Pier Luca

Note

(1) https://www.ictsecuritymagazine.com/author/cosimo-de-pinto/

(2) Cass. pen. sez. V, sentenza 6 gennaio 2018 n. 1822 (Pres. LAPALORCIA Grazia).

(3) Roy Batty nel film di fantascienza Blade Runner (1982Ridley Scott)

(4) https://www.diritto-penale/

(5) Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 19 giugno 2017 (dep. 25 ottobre 2017), n.49016

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