Tracciamento contagi coronavirus, ecco i criteri da seguire
Così Anto. Oltre che nella sua temporaneità.
L’Italia, l’Europa, il mondo, stanno affrontando un’emergenza sanitaria senza precedenti per dimensioni, gravità, persino imprevedibilità degli esiti.
Un virus ignoto-percezioni.
Le doverose misure di distanziamento per ridisegnare tempi e spazi di vita che pensavamo graniticamente definiti e scanditi da abitudini e usi consolidati.
Con le sue straordinarie potenzialità, la tecnologia ci è venuta in soccorso annullando le distanze fisiche e ricreando, nello spazio digitale, luoghi di incontro, di confronto, di dialogo, persino di formazione, come per le classi virtuali.
L’esigenza di contenimento di grande preoccupazione per la stessa incolumità individuale.
L’impatto del coronavirus sulla privacy
Meno evidenti, ma non per questo delle riunioni o lezioni on-line, imposteci dall’esigenza di garantire il lavoro o la formazione a distanza.
Si tratta di limitazioni tra loro eterogenee e preordinate a fini diversi: nell’esempio, l’una volta a contenere gli spostamenti per evitare i contagi e l’altra tesa a consentire lo svolgimento nella società digitale.
Nonostante la centralità della protezione dati nella vita individuale e collettiva, le sue limitazioni ci appaiono spesso meno percepibili di quelle relative ad altri diritti. Il dovere di giustificazione dei propri spostamenti ben può apparirci, in fondo, meno incisivo dell’obbligo di permanenza domiciliare. E assai meno tangibili possono sembrarci le implicazioni della geolocalizzazione dei nostri dispositivi mobili (una “protesi” della persona, come efficacemente li descrisse la Corte suprema americana) per realizzare quel contact tracing di cui tanto si parla in questi giorni.
Eppure, la mappatura costante dei nostri movimenti, delle persone con le quali, per le più varie ragioni, veniamo in contatto, non è una misura esattamente irrilevante per la nostra vita privata e per la nostra stessa percezione di libertà. Non lo è, a maggior ragione, un drone che sorveglia costantemente il cielo, benché- sarebbe bene precisarlo – dovrebbe limitarsi a segnalare ‘impersonali’ assembramenti e non riprendere scene di vita quotidiana.
E tuttavia, benché non desiderabili, anche le limitazioni del diritto più volte la Consulta – diritti tiranni: essi vivono in equilibrio dinamico e duttile, capace di adeguarsi alle esigenze di volta in volta manifestate dalla realtà sociale.
La protezione dati, se possibile, ancora di più. E’, infatti, un diritto della tenuta della democrazia anche in circostanze eccezionali.
Non si dica, dunque, che la privacy è il lusso che non possiamo permetterci in questo male oscuro.
La protezione dati strumento anti-coronavirus
Non solo: la protezione dati può persino essere uno strumentomatizzate errate perché fondate su bias.
In questa prospettiva deve essere analizzata anche la proposta della geolocalizzazione dei soggetti positivi per meglio analizzare l’andamento epidemiologico o per ricostruire la catena dei contagi.
I criteri da seguire per la geolocalizzazione contagiati coronavirus
Molteplici essendo le modalità di attuazione di questa misura, i Governi dovrebbero anzitutto orientarsi secondo un criterio di gradualità e dunque valutare se le soluzioni meno invasive possano essere sufficienti a fini di prevenzione. In tal senso, non pone particolari problemi l’acquisizione di trend, effettivamente anonimi, di mobilità.
Laddove, invece, si intendesse acquisire dati identificativi, sarebbe necessaria una previsione normativa ad efficacia temporalmente limitata, dotata di adeguate garanzie e, soprattutto un’analisi sullo scopo della raccolta dei dati.
Andrebbe effettuata, in questo, in ordine proporzionale alle esigenze perseguite e sempre che misure meno invasive non debbano ritenersi idonee a conseguire i risultati sperati.
Così, la valutazione relativa alla geolocalizzazione quale strumento lontano.
Qualunque sia il progettorità pubblica.
A quest’ultima, invece, dovrebbe essere riservata la fase dell’analisi dei dati (e dell’eventuale reidentificazione), che per la sua maggiore rischiosità necessita delle garanzie e della responsabilità degli organi dello Stato dovrebbero possedere idonei requisiti di affidabilità e trasparenza di azione.
Vanno studiate, dunque, modalità e ampiezza delle misure da adottare in vista della loro efficacia, gradualità e adeguatezza, senza preclusioni astratte o tanto complesse.
In conclusione
Il nostro Paese, pur non nuovo a circostanze difficilissime, affronta in queste settimane la prova più difficile dal secondo dopoguerra. Ma l’esperienza passata -penso soprattuttodo democratico”, anche l’emergenza può risolversi in una parentesi destinata a lasciare inalterata- persino per certi versi più forte- la nostra democrazia.
Nel tracciamento a rapportarci alla tecnologia in modo meno fideistico e più efficace, mettendola davvero al servizio dell’uomo.










