Diritto all’Oblio, la tutela dell’identità digitale

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Si deve al carattere “perpetuo” di internet l’ingresso nella quotidianità giuridica di questo  termine, non nuovo nel mondo dell’informazione ma certamente meno diffuso.

Prima del web l’informazione viaggiava su carta stampata che il giorno dopo diveniva straccia, destinata a essere dimenticata insieme al quotidiano che la riportava, non più riproposta (almeno velocemente), sepolta dalla polvere. In TV la minaccia è data dalla possibilità di replica di una vecchia trasmissione ma anche questi casi sono rari se pur significativi.

Su Internet adesso la stessa informazione è cristallizzata, rimane perpetua sulle sue pagine e assegna a ciascun individuo una nuova identità, quella digitale.

E non è tutto….

Difatti, avviene un paradosso: mentre nell’era precedente con il decorso del tempo l’informazione “su carta stampata” era destinata a essere dimenticata, appunto “sepolta dalla polvere”, adesso nell’era del web, viceversa, più essa è “datata” e più andrà a consolidare la propria visibilità negli indici dei motori di ricerca tipo Google (la cosiddetta “indicizzazione”) andando ad occupare i primi posti nelle pagine in cui appaiono i risultati di quella ricerca, con il risultato quindi che essa permane più a lungo e rimarrà accessibile all’utenza in pochi istanti.

Ma cosa s’intende per diritto all’oblio ?…

Giuridicamente è l’esercizio di uno dei diritti previsti dal Regolamento EU n. 679/2016 (GDPR) all’articolo 17, “diritto alla cancellazione” o “diritto all’oblio”.

Nella sostanza, è la possibilità di richiedere e quindi ottenere la rimozione di quelle “informazioni personali” (articoli giornalistici, di gossip, fake news, immagini correlate, video, disegni, registrazioni audio etc) che sono illegittimamente trattate sulle pagine web, in cui erano state originariamente (e lecitamente) pubblicate, al ricorrere di alcuni presupposti.

Per essere giuridicamente riconosciuto il diritto a essere dimenticati va contrapposto al diritto di cronaca il cui esercizio tanto più è tutelato quanto più l’informazione attiene all’interesse pubblico della sua conoscenza: quando esso viene a mancare, l’interessato potrà invocare il proprio diritto di scomparire dal web, anche (e soprattutto) dagli indici che si vengono a creare a seguito di una ricerca nominativa sui comuni motori di ricerca, come Google.

Nasce così un nuovo diritto, funzionale al diritto all’identità personale, quello alla deindicizzazione sancito in recenti pronunce di merito secondo cui, per avere il riconoscimento a essere dimenticati, bisognerà valutare i contrapposti interessi:

  • da una parte quelli dell’individuo;
  • dall’altra quelli dei motori di ricerca.

Solo un giudizio favorevole agli interessi dell’individuo permetterà il ridimensionamento della sua visibilità telematica e la dissociazione dei riferimenti al proprio nominativo con quelli contenuti nei motori di ricerca, per affermare il fondamentale principio all’identità personale prima ancora dell’identità digitale.

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