E’ ingiuria e non diffamazione l’insulto in video-chat

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L’insulto di diffamazione, poiché la persona offesa è presente.

Con sentenza emessa il 28/03/2019 la Corte di Appello di Milano ha confermato di persone.

Avverso tale sentenza veniva proposto di diffamazione, anziché la fattispecie di ingiuria: gli insulti sono stati rivolti attraverso una chat vocale sulla piattaforma “Google Hangouts”, diversa dalle altre piattaforme chat digitali, che sono ‘leggibili’ anche da più persone.

In tal caso, il destinatario dei messaggi era solo la persona offesa e la video chat aveva carattere temporaneo, sicché non verrebbe in rilievo il precedente di Sez. 5, n. 7904/2019, che riguardava una chat scritta (Whatsapp) in cui il messaggio offensivo può essere visionato vi fossero altri utenti.

La Suprema Corte ha ritenuto.

E’, invero, stato mediante comunicazione telematica diretta alla persona offesa, ed alla presenza, altresì, di altre persone ‘invitate’ nella chat vocale.

Ciò posto in condizione di interloquire con l’offensore (Sez. 5, n. 10313 del 17/01/2019, Vicaretti, Rv. 276502).

Ne consegue che il fatto.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 10905 del 31 marzo

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