Con una recente sentenza la Corte di Cassazione analizza le dinamiche di un web market operativo nel dark-web.
Nello specifico, il G.i.p. del Tribunale di Brescia disponeva a carico di 3 persone la misura cautelare della custo e gestivano (dalla grafica alla parte amministrativa-contabile) un market on line nel dark web, attivo nella vendita di sostanze stupefacenti, dati finanziari, documenti di identità, prodotti industriali, tutti contraffatti e/o carpiti mediante accessi abusivi a sistemi informatici, nonché armi da sparo, da guerra ed esplosivi.
Tutti i delitti erano aggravati dalla transazionalità della condotta e perpetrati in luoghi sconosciuti.
La Cassazione, nella pronuncia in commentodia cautelare- e l’inapplicabilità di una misura meno afflittiva.
Con riferimento.
Infatti, ribadiscono gli Ermellini, “non possono applicarsi, per un verso, il criterio generale di cui all’art. 8 cod. proc. pen., non essendo emerso alcun elemento l’ultimo luogo in cui si è concretata la condotta associativa e non essendovi coincidenza tra le residenze”.
La gravità del quadro indiziario, prosegue la sentenza, si ricava dalla ricostruzione delle fasi della complessa e articolata indagine che vede al centro dell’attenzione investigativa un sito nel 2017.
La piattaforma era utilizzata, tra gli altri, anche da un agente sotto a creare un account e “concludere quattro diversi acquisti simulati di stupefacente che, grazie all’individuazione delle cassette di invio della posta in Barletta e all’installazione, nei pressi di due cassette postali, di telecamere di controllo, si giunse ad identificare” gli indagati.
Nei loro furono pertanto attivate intercettazioni telefoniche e ambientali “da cui emerse pacificamente che i due erano coinvolti nell’attività illecite gestite attraverso la piattaforma in esame, tra cui il traffico di sostanze stupefacenti”.
Emblematico, al riguardo, “è un passaggio della conversazione del 15 maggio, da cui, per bocca (…) emerge come la piattaforma Berlusconi Market fosse utilizzata per la vendita di svariate categorie di merce illecita: “se mi devono condannare per tutti i crimini che ho fatto“.
La Cassazione, infine, per quanto rivelare agli inquirenti le credenziali di accesso a detta piattaforma, credenziali che, quindi, potrebbero continuare ad utilizzare anche in regime di arresti domiciliari mediante tramite computer o anche smartphone, strumenti facilmente reperibili anche in ambiente domestico”.
Scarica il testo della sentenza della Cassazione penale n.10485 del 23.03.2020
1 aprile 2020










