Le app degli spostamenti solo su base volontaria
Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(Di Valentino Di Giacomo, Il Mattino, 17 aprile 2020)
“Bisognerebbe adottare – e presto delle tante iniziative regionali, con seri rischi sul profilo della sicurezza dei nostri dati. Fughe in avanti che potrebbero pregiudicare gli obiettivi comuni.
Attualmente la mappatura attiva in Campania avviene in forma anonima, senza associare i dati degli spostamenti a un nominativo. Lo ritiene un buon metodo?
“Il sistema cui fa riferimento dei dati”.
Resta il problema che una guida univoca a livello nazionale per affrontare questo tema non esista ancora. Teme che, come in Campania, possa svilupparsi un fai-da-te regionale che possa creare ancor più confusione?
“Ad ora ci sono tante iniziative. A ciascuna di esse, mi chiedo, è seguita effettivamente un’autorio differenziare – addirittura a livello regionale – le modalità di azione”.
Il Governo, su impulso del ministero dell’Innovazione, ha istituito il Garante?
“L’Auto sulla privacy”.
Il cittadino può quindi rifiutare di essere mappatorio pur pregiudicando alcune libertà individuali?
“L’indicazione fornita alla Commissione è che siano preferibili soluzioni fondate sulla volontaria adesione del singolo, anche perché misure basate sui dati raccolti dai dispositivi mobili (che presuppongono dunque la costante presenza del telefono accanto dei contagi”.
L’Ue sta provando anche a creare un’unica app per l’intera Unione Europea. Avremmo uguali garanzie a quelle che abbiamo in Italia circa la tutela della privacy? Sarebbe una buona soluzione?
“L’ipotesi di un’app paneuropea non comporterebbe in alcun modo una riduzione delle garanzie di protezione dati. La disciplina della materia è, infatti, ormai di fonte direttamente europea e dunque gli Stati mèmbri applicano tutti la stessa disciplina, salvo limitati margini di dif ferenziazione. Peraltro, con riferimento”.
Diritto alla privacy: saremo costretti a scegliere o esiste una terza via?
“La potenziale contrapposizione tra privacy e salute pubblica è il riflesso della più generale tensione tra libertà individuali e interessi collettivi, che solo la democrazia può rendere equilibrio, se non addirittura in sinergia. La sfida di oggi è nel garantire che i diritti individuali siano limitati nella (sola) misura necessaria a salvaguardare quante più vite umane possibili. La disciplina di protezione dati già comprende al suo interno le limitazioni necessarie a garantire istanze solidaristiche quali quelle espresse dalle esigenze di salute pubblica, secondo i criteri della proporzionalità, precauzione e temporaneità”.










