Chiamare ” clochard ” può configurare il reato di diffamazione

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Con la sentenza scaricabile, la Suprema Corte, rigettando il ricorso, in tema di diffamazione ha statuito

Il Tribunale di Trapani, in funzione di giudice di appello, in riforma della sentenza assoluto in via equitativa di complessivi euro 1000,00.

All’imputatografa, che:

“.…alla presentazione ho la mancanza di idoneo abbigliamento ad individuare altra società“.

Il Tribunale ha riformato del giudizio lesivo della sfera personale dell’onore.

Inoltre, il Tribunale ha evidenziato scherzoso e bonario.

Con tale percorso argomentativo il ricorso in esame non si confronta, limitandosi ad asserire che l’utilizzo del termine clochard sarebbe stato poco consono all’impresa rappresentata.

E’ bene ribadire che, in materia di diffamazione, la Corte di cassazione può conoscere e valutare l’offensività della frase che si assume lesiva dell’altrui reputazione perché è compito (Sez. 5, n. 2473 del 10/10/2019, Fabi Miriam, Rv. 27814501)

Va sotto- è usata a volte la parola francese clochard, altre volte quella inglese homeless e altre ancora quella italiana di barboni.

Va detto di indigenza.

E’ del tutto e, addirittura, alle sue “sembianze”.

Insomma, dal contesto al termine clochard.

E ciò è sufficiente a configurare anche l’elemento che, in tema di diffamazione, è sufficiente il dolo generico (che può anche assumere la forma del dolo eventuale), il quale comunque implica l’uso consapevole, da parte dell’agente, di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive (Sez. 5, n. 8419 del 16/10/2013, Verratti, Rv. 25894301; Sez. 5, n. 4364 del 12/12/2012, Arcadi, Rv. 25439001; Sez. 5, n. 7597 del 11/05/1999, Ben i Riboli E., Rv. 21363101).

La Cassazione conclude affermando che, sebbene l’attribuzione della qualità di clochard a un soggetto.

scarica la sentenza della Cassazione Penale n.33115 del 25 novembre 2020

28 novembre 2020

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