L’Auto una consultazione pubblica per far luce sulle condizioni del lavoro giornalistico.
La pandemia ha evidentiato ricorso a fonti istituzionali anziché a riscontri diretti, non riuscendo nell’attività di debunking e quindi smascherare bufale e notizie false, dubbie, antiscientifiche, infondate.
Nel dossier si legge: «Circa i tre quarti (73%) della popolazione giornalistica si è imbattuta in casi di disinformazione durante l’emergenza COVID-19 – si legge nell’Osservato casi di disinformazione più di una volta a settimana e il 23% di essi addirittura una volta al giorno. La fonte principale di casi di disinformazione è certamente Facebook, citata da quasi tutti coloro che si sono imbattuti in episodi del genere (88%), mentre più della metà dei giornalisti li ha individuati nelle chat e nei gruppi di Whatsapp (55%)».
Per smascherare le notizie false, piutto l’uso di strumenti digitali.
«Quasi due terzi (63,5%) dei giornalisti dichiara di aver adottato in campagne di media literacy volte ad aiutare i cittadini a identificare casi di disinformazione».
In emergenza nell’emergenza vi è, dunque, anche l’attività di mediazione dei giornalisti.
«In un delicato di filtrare, selezionare e decodificare correttamente conoscenze e notizie di interesse collettivo».
Evidenziata, inoltre, un’altra carenza: i giornalisti sono ignoranti nelle materie scientifiche.
A causa della «scarsa attitudine ad attività ad alto spazio «senza filtri e mediazioni» a scienziati ed esperti cui anche i cittadini potevano accedere facilmente.
«Pur con importanti eccezioni, si è registrata – conclude l’Agcom – una generalizzata difficoltà delle redazioni a misurarsi tecnicamente con linguaggi e specifiche esigenze dell’informazione di carattere medico-scientifico, “delegando” di fattorevolezza e qualità dell’informazione in materia».
La pandemia ha messo in crisi il ruolo dei giornalisti ed il giornalismo stesso, poiché è venuto dell’informazione e della disinformazione.
«Se le istituzioni nazionali e regionali/locali e le istituzioni e le personalità del mondo scientifico, a cui sia i giornalisti sia i cittadini possono accedere allo stesso modo, rimarranno, anche dopo il periodo segnato dai professionisti dell’informazione fin dalla nascita della sfera pubblica occidentale rischia di essere messo in discussione».
28 novembre 2020











