News dal Garante Privacy : wi-fi pubblico, diritto all’oblio e sanzione al Ministero Interno

News dal Garante Privacy : di grande interesse il contenuto della newsletter di oggi che contiene notizie in tema di wi-fi pubblico gratuito, una sanzione al Ministero dell’interno per non aver rettificato dei dati e provvedimento contro in tema di diritto all’oblio Google per la rimozione di dati di soggetti risultati estranei a vicende giudiziarie.

Wi-Fi pubblico gratuito

Il Garante ha chiesto più tutele per gli utenti del Wi-Fi pubblico nel parere espresso all’Agid – agenzia per l’Italia Digitale – che dovrà adesso integrare lo schema di Linee Guida per renderlo conforme alle disposizioni del Regolamento Ue e del Codice privacy.

L’offerta di tale servizio comporta tuttavia il trattamento, da parte delle amministrazioni, dei dati degli utenti che ne usufruiscono, caratterizzato da diversi profili di rischio.

Per questo motivo l’Autorità ha ritenuto che le Linee guida devono essere integrate al fine di richiamare le pubbliche amministrazioni a garantire una corretta applicazione del Regolamento mediante l’adozione di misure tecniche ed organizzative adeguate al rischio e configurando il servizio in modo da assicurare la protezione dei dati trattati fin dalla progettazione e per impostazione predefinita.

Sanzione al Ministero per mancata rettifica di dati

Il Garante privacy ha sanziona il Ministero dell’interno in quanto una questura aveva comunicato in modo errato a vari uffici il contenuto di un provvedimento di ammonimento rivolto ad una donna. L’ufficio aveva provveduto alla correzione soltanto dopo l’apertura di un formale procedimento dinanzi all’Autorità.

Diritto all’oblio, cancellazione dati per chi è estraneo

In questo caso il Garante ha accolto le richieste affermando che una persona ha diritto a veder deindicizzati dai motori di ricerca gli articoli che riportano vicende giudiziarie risalenti nel tempo alle quali è poi risultata estranea.

L’Autorità ha ordinato a Google di rimuovere dalle ricerche gli indirizzi che riportavano a quegli articoli digitando il nome dei reclamanti.

Per maggiori approfondimenti vai sul sito dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

1 dicembre 2020

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