Verso il “green pass” per gli spostamenti. Il Garante: ” Privacy a rischio. Nessuno ci ha interpellato”
Guido Scorza, componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali: “La questione privacy verrà disciplinata in un secondo momentodo”
Intervista a Guido Scorza, Componente del Garante per la protezione dei dati personali
(Open online, 22 aprile 2021)
Nella bozza del nuovo decreto mancano diversi elementi che garantiscano la privacy delle persone che dovranno utilizzarlo per spostarsi.
Il Garante per la protezione dei dati personali italiano ha richiestorità si sia espressa, senza sciogliere i nodi che tutelano le persone e la riservatezza dei dati sanitari dei cittadini.
Avvocato, la strutturazione dei green pass è chiara nelle intenzioni e funzionalità, ma nebulosa nell’applicazione. Quali nodi bisogna sciogliere sul fronte della privacy ?
“Dal nostro punto il profilo della privacy”.
In sostanza si rischia di partire senza sapere se i propri dati verranno trattati in modo sicuro. Siete stati interpellati?
“Noi siamo una sorta di anello a valle. Da regolamento nulla”.
Si sta seguendo la strada di un processo inverso? Prima si parte e poi si sistema quando il pass potrebbe essere già in uso…
“Dalla bozza parrebbe di sì, perché fa intendere che la questione privacy verrà disciplinata in un secondo momento, manca di qualsiasi esercizio di disciplina in relazione a questi aspetti”.
Lei fa riferimento?
“Significa stabilire chi vede cosa attraverso questo. Nell’articolo 10 della bozza vengono elencate tutta una serie di informazioni essenziali che verrebbero raccolte per definire la validità del pass. Non è però chiaro se queste informazioni verranno rese visibili tutte insieme o se verranno aggregate in un’informazione binaria”.
Un esempio pratico?
“Mi spiego meglio: è giusto allo scopo”.
E chi avrebbe accesso a questi dati?
“Da questa bozza si evince che nella fase genetica dell’informazione, ossia nella fase di registrazione dell’informazione, l’accesso risiede nel Sistema sanitario nazionale. E questo”.
Abbiamo infrastrutture sufficienti per gestire e sostenere la raccolta delle informazioni sensibili?
“È una complessità che guardiamo da lontano perché non è di nostra stretta competenza. In qualsiasi caso è moltori di servizi diversi diventa più difficile”.
Anche qui, può fornire un esempio pratico?
“Supponiamo che una persona si sotto – il pass restituisca l’informazione necessaria. Insomma, il verde o il rosso”.
Come ci si dovrebbe comportare nel trattamento di dati che potrebbero scadere?
“È centrale capire il tempo di conservazione di questi dati per il pass. In tutti i pareri che sono stati dati sin qui noi abbiamo sempre detto allo scopo che ci prefiggiamo”.
E sulla sicurezza del trattamento e della conservazione dei dati?
“Su questo dei dati all’estero anche se solo ai fini dell’erogazione del servizio”.
Il secondo livello di problematicità qual è?
“Quello della sicurezza. Uno degli aspetti a cui noi più guardiamo è quanto fronte, sarà una questione evidentemente demandata a un successivo DPCM”.
Il terzo?
“È quello della possibile contraffazione del certificato non corrisponderebbe al vero, non farebbe bloccare il pass e potrebbe malauguratamente creare problemi sanitari”.
Insomma, i nodi da sciogliere sul fronte della privacy sono tanti. Cosa auspicate?
“Dal nostro puntornare a muoverci sia una sostanziale espropriazione della privacy”.
Roma 23 aprile 2021













