Privacy , cookie e il ruolo dell’ Intelligenza Artificiale

Nella nostra moderna società, definita da molti come “l’era delle nuove tecnologie”, caratterizzata dalla cd. digitalizzazione, dall’avvento di sofisticate invenzioni tecnologiche intelligenti – prima fra tutte l’ Intelligenza Artificiale (IA) – ci si domanda se davvero le informazioni e i dati che continuamente vengono immessi in rete possono essere considerati “al sicuro”.

Il tema della cosiddetta privacy sta assumendo, infatti, un rilievo notevole e, assieme adesso, si fa sempre più forte la volontà di garanzia di totale sicurezza per i ccdd. dati sensibili, sostanzialmente alla mercé di chiunque.

Lo stesso Garante per la protezione dei dati personali – anche attraverso i propri profili social – cerca di sensibilizzare ed affrontare gli ulteriori profili critici connessi all’ambito privacy e IA.

A partire, ad esempio, dai diffusissimi cookie, ricettacolo “inconsapevole” di raccolta di dati personali, per i quali è stato stabilito che, qualora il sito web non utilizzi esclusivamente cookie tecnici, debba darne chiaro avviso all’utente, attraverso banner a comparsa immediata e di adeguate dimensioni.

Detti banner devono, poi, necessariamente contenere:

  • Un comando per accettare tutti i cookie, o anche altre tecniche di tracciamento;
  • Un comando per chiudere il banner senza prestare il consenso all’uso dei cookie;
  • Il link all’informativa completa.

Sullo stesso tema, con riferimento al consenso, il Garante – in un video informativo – invita a prestare particolare attenzione sul fatto che il sito web in questione “potrà riproporre il banner per il consenso agli utenti che lo hanno negato SOLO in alcuni casi”, come “Ad esempio: se cambiano le condizioni del servizio o siano trascorsi almeno 6 mesi dall’ultima richiesta”.

È importante sapere che il cd. scrolling della pagina “non è automaticamente una forma di consenso all’uso dei cookie”, in quanto “Non si può essere costretti ad esprimere il consenso per fruire dei contenuti di un sito” (di qui, l’illiceità del cd. cookie wall).

Quello dei cookie è solo uno dei numerosissimi ambiti impattanti sulla nostra privacy.

Tuttavia, è forse uno dei più importanti temi su cui si richiede, appunto, massima riflessione all’utente che – spesso inconsapevolmente – cede informazioni – più o meno importanti – al sito internet su cui naviga ed è ignaro del fatto che quei dati possono essere immagazzinati, sfruttati e diffusi a livello globale, potenzialmente per l’eternità.

La sensibilizzazione dell’utente alla tematica delle tecnologie intelligenti, in stretta connessione a quello della privacy ha lo scopo principale di far riflettere.

Ogniqualvolta siamo online e immettiamo nostri dati, più o meno consapevolmente, riflettiamo e prestiamo la giusta attenzione; soprattutto, chiediamoci se poi queste nostre informazioni godranno di adeguata tutela, o meno.

l’Autorità Garante è molto attiva e per tenersi aggiornati sul tema della privacy e delle nuove tecnologie il suo sito rappresenta certamente un ottimo strumento (https://www.garanteprivacy.it/ ).

Addentrandoci, ancor più nello specifico, sul tema dell’IA e della privacy, correlato ai cookie, scopriamo che anche Google sta, da tempo, modificando il suo approccio con cambiamenti che appaiono rivoluzionari.

Entro il 2022, Google ha fatto sapere che non supporterà più i cookie di terze parti all’interno del suo browser Chrome, per sostituirli con sistemi di Intelligenza Artificiale, che saranno in grado di profilare gli utenti sulla base dei loro interessi e delle loro abitudini, direttamente attraverso il browser.

Ciò grazie all’impiego delle moderne tecniche di apprendimento applicate alle IA che si stanno, via via, strutturando.

Il progetto avviato da Google, chiamato Privacy Sandbox, dovrebbe in tal modo garantire modalità più rispettose della protezione dei dati personali degli interessati, prefiggendosi lo scopo di “ricostruire la fiducia degli utenti nella digital economy, erosa dal massiccio utilizzo di cookie di terze parti operato da digital advertiser e da organizzazioni di ogni tipo”.

Questa nuova tecnologia intelligente si compone di diverse “API” (Application Programming Interface), ovvero un “Interfaccia di Programmazione delle Applicazioni”, protocolli con i quali vengono realizzati e integrati software applicativi. 

Tra le varie API di cui si compone Privacy Sandbox, indubbiamente, tra quelli di maggior rilievo vi è FLoC (Federated Learning of Cohorts), che agisce raccogliendo informazioni sulle abitudini di navigazione dell’utente e le utilizza per identificarlo in una sorta di “gruppo”, proprio sfruttando le tecnologie di IA.

In questo modo, gli utenti con abitudini di navigazione simili vengono raggruppati in uno stesso gruppo.

Inoltre, Privacy Sandbox, a differenza dei cookie “tradizionali” (basati sulla conservazione dei dati sui dispositivi degli utenti), prevede la conservazione e l’analisi dei dati direttamente sul browser.

Questo aspetto fortemente innovativo che caratterizza la portata “pretensiva” del progetto avviato da Google, tuttavia sembrerebbe avere delle lacune dal punto di vista della tutela della privacy degli utenti, nonché in merito all’aspetto anticoncorrenziale, tanto che alcune autorità antitrust si sono attivate per effettuare verifiche più approfondite.

Staremo a vedere.

1 aprile 2022

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