Sacco e Vanzetti, un’ingiustizia tra grande cinema e musica immortale

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Nel secondo appuntamento del format nato per raccontare il mondo giudiziario attraverso l’arte, Giuseppe e l’attore Luca Maciacchini ci hanno guidato attraverso una delle pagine più buie e discusse della storia giudiziaria del Novecento: il caso di Sacco e Vanzetti. Più che la semplice cronaca di un processo, la puntata è stata un viaggio profondo nel pregiudizio, nell’emigrazione e nel modo in cui il cinema e la musica hanno reso immortale il grido di innocenza di “Nick e Bart”.

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Il contesto: l’America degli anni ’20 e la “Paura Rossa”

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due immigrati e attivisti anarchici italiani, vennero ingiustamente accusati e giustiziati per l’omicidio di due dipendenti di un calzaturificio a South Braintree, nel Massachusetts, avvenuto nel 1920. Come ha spiegato Luca durante la diretta, per comprendere questa condanna bisogna calarsi nell’America di quegli anni: un’epoca segnata da una forte crisi economica e dai Palmer Raids, operazioni di polizia volute dal procuratore generale per reprimere ogni presunta minaccia sovversiva dopo la Rivoluzione Russa.

Sacco e Vanzetti furono vittime sacrificali di un sistema che li discriminava doppiamente: in quanto anarchici e in quanto immigrati italiani. Attraverso la lettura delle lettere originali di Vanzetti, è emersa una fotografia spaventosamente attuale del pregiudizio. Gli italiani venivano visti con sospetto, smistati “come animali” ai centri di immigrazione, e spesso etichettati in blocco come criminali o mafiosi a causa delle azioni di pochi appartenenti alla “Mano Nera”. Basti pensare che Vanzetti perse il lavoro (e fu costretto a mettersi a vendere pesce in proprio) semplicemente per aver esercitato un diritto oggi sacrosanto: la partecipazione a uno sciopero.

Il capolavoro di Montaldo e il parallelo con l’Italia della “Strategia della Tensione”

Gran parte della puntata è stata dedicata alla magistrale trasposizione cinematografica di questa vicenda: il film “Sacco e Vanzetti” (1971) del regista Giuliano Montaldo, con le indimenticabili interpretazioni di Riccardo Cucciolla (Sacco) e Gian Maria Volonté (Vanzetti).

L’opera è figlia del suo tempo: girata subito dopo il ’68, in un’Italia scossa dall’inizio della cosiddetta “strategia della tensione” e dalla bomba di Piazza Fontana. Geniale e allusiva è la scelta del regista di aprire la pellicola con la caduta al rallentatore dell’anarchico Andrea Salsedo dalle finestre della polizia americana: un chiarissimo parallelismo con la tragica e controversa morte dell’anarchico italiano Giuseppe Pinelli, precipitato dalla Questura di Milano pochi anni prima dell’uscita del film. Il film ci mostra un processo formalmente regolare ma sostanzialmente farsa, ricordandoci in modo agghiacciante che la regolarità tecnica di un tribunale non è sempre garanzia di giustizia.

Una colonna sonora che ha fatto la storia

Non si può parlare di Sacco e Vanzetti senza citare la musica, che ha agito da cassa di risonanza mondiale per la loro innocenza. Durante la puntata sono state esplorate diverse opere musicali:

  • La struggente e poco nota canzone in napoletano “Lacrime condannate” del tenore Alfredo Bascetta, incisa nel 1927 prima ancora dell’esecuzione dei due italiani.
  • L’intero album del menestrello americano Woody Guthrie intitolato “Ballads of Sacco & Vanzetti”.
  • Le iconiche musiche del film composte dal genio di Ennio Morricone, caratterizzate da accordi secchi, dissonanti e inquietanti che restituiscono l’angoscia della vicenda.
  • Il contributo vocale di Joan Baez, autrice della celeberrima “Here’s to you, Nicola and Bart”, un inno immortale la cui forza risiede in un’unica semplice strofa ripetuta come una marcia trionfale sull’agonia dell’ingiustizia.

Il dilemma di Mussolini

Un dettaglio storico affascinante sollevato in puntata riguarda la reazione del governo italiano dell’epoca. Mussolini, memore del suo passato socialista e in parte affascinato da certe idee anarchiche, provò una sorta di malcelata simpatia per i due connazionali. Tuttavia, il suo tentativo di intervento in loro difesa fu estremamente cauto: l’Italia non poteva permettersi di incrinare i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, nazione fondamentale per l’accoglienza dei flussi migratori e per il ripagamento dei debiti di guerra. La “ragion di Stato”, come spesso accade, prevalse sulla giustizia.

Consigli di Lettura

Per chi volesse approfondire questa pagina di storia e di umanità (culminata decenni dopo con la riabilitazione ufficiale dei due da parte del Governatore del Massachusetts Michael Dukakis), Luca Maciacchini ha suggerito tre imperdibili letture:

  1. “Non piangete la mia morte”: una preziosa raccolta delle lettere scritte da Bartolomeo Vanzetti alla famiglia.
  2. “Sacco e Vanzetti. La salvezza è altrove” del giornalista Paolo Pasi (Ed. Elèuthera), una ricostruzione storica e umana molto approfondita.
  3. “Mussolini e il caso Sacco e Vanzetti” di Philip Cannistraro e Lorenzo Tibaldo (Ed. Claudiana), per esplorare nel dettaglio i complessi retroscena diplomatici dell’epoca.

Prossimo Appuntamento

Il viaggio di “Messa in scena del crimine” non si ferma qui. Segnatevi in agenda la prossima diretta, prevista per mercoledì 9 aprile alle 19:30. Si cambierà decennio e tematica: attraverso l’analisi del celebre film “Philadelphia”, verranno esplorate le dure battaglie giudiziarie contro le discriminazioni legate alla malattia. Vi aspettiamo!

27 marzo 2025

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