“(messin) in scena del crimine”: Philadelphia e l’infinita battaglia contro il pregiudizio

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Nel nuovo appuntamento di “(messin) in scena del crimine”, l’incursione del Forensisics Group nel mondo del cinema giudiziario ha toccato corde profondamente emotive. Sotto la guida dell’attore Luca Maciacchini e della linguista Chiara Meluzzi, la puntata ha analizzato il capolavoro del 1993 di Jonathan Demme, Philadelphia, interpretato da due magistrali Tom Hanks e Denzel Washington.

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Più che una semplice recensione, la diretta è stata un viaggio attraverso la storia dei diritti civili, sviscerando come il cinema abbia saputo raccontare e combattere lo stigma legato all’AIDS e all’omosessualità negli anni ’90.

La trama e il caso reale di Geoffrey Bowers

Il film racconta la storia di Andrew Beckett (Hanks), brillante avvocato che viene improvvisamente licenziato dal suo prestigioso studio legale con il pretesto di un calo nel rendimento professionale. La vera ragione, però, è la scoperta da parte dei soci della sua omosessualità e della sua malattia, l’AIDS. Per difendere i propri diritti, Beckett intraprende una complessa battaglia legale affiancato dall’avvocato Joe Miller (Washington).

Come ricordato durante la puntata, la pellicola trae forte ispirazione da una storia vera: il caso dell’avvocato Geoffrey Bowers, licenziato nel 1986 per gli stessi motivi. Curiosamente, la famiglia di Bowers fece in seguito causa ai produttori del film, ritenendo la sceneggiatura troppo simile alla loro drammatica vicenda senza che fosse stato richiesto alcun permesso.

La regia del pregiudizio: distanze e inquadrature

Luca Maciacchini ha offerto una brillante chiave di lettura tecnica sulle scelte del regista Jonathan Demme. Il pregiudizio nel film viene raccontato fisicamente attraverso lo spazio. Emblematica è la scena in cui l’avvocato Miller, stringendo la mano a Beckett e scoprendo la sua malattia, si ritrae immediatamente, creando una distanza fisica dettata dalla diffidenza e dalla paura del contagio.

Anche le scene ambientate in tribunale sono veri e propri capolavori di regia. L’uso di inquadrature a mezzo busto, di carrelli dal basso verso l’alto e di angolazioni oblique durante gli interrogatori, serve a disorientare lo spettatore, facendogli provare la stessa nausea emotiva e lo stesso spaesamento vissuti dal protagonista.

Dal grande schermo alla realtà: l’Hate Speech e le leggi italiane

L’analisi del film ha fornito lo spunto per affrontare tematiche giuridiche e linguistiche di strettissima attualità. Chiara ha evidenziato come le dinamiche discriminatorie mostrate nel film siano alla base di quello che oggi definiamo Hate Speech (linguaggio d’odio). Discriminare non significa necessariamente usare insulti espliciti, ma colpire una persona in base alla sua appartenenza a uno specifico gruppo sociale, con l’intento di emarginarla. Alla radice di tutto questo, come urla l’avvocato Miller in tribunale, c’è sempre e solo una cosa: la paura.

La discussione si è poi spostata sul contesto italiano, tracciando una breve storia dell’evoluzione dell’AIDS nel nostro Paese (dai primi casi senza nome del 1979 fino alle cure degli anni ’90) e ricordando casi giudiziari reali. Un passaggio fondamentale ha riguardato il mondo del lavoro e la definizione legale di disabilità. È stato citato il recente e virtuoso “caso Lorenzo” (2020-2021), un lavoratore affetto da una malattia cronica (la miastenia gravis) ingiustamente licenziato. Il Tribunale di Milano, in una storica ordinanza, ha stabilito che le assenze per malattie croniche non possono essere conteggiate nel periodo di comporto (il limite massimo di assenze per malattia), creando un precedente fondamentale per la tutela dei lavoratori più fragili.

Le leggi per difenderci, hanno ricordato i conduttori, ci sono: dall’Articolo 3 della nostra Costituzione, allo Statuto dei Lavoratori, fino alla legge 130/90 che vieta esplicitamente ogni discriminazione sul lavoro o a scuola basata sull’infezione da HIV.

Un film datato, ma purtroppo attuale

In conclusione, Philadelphia è un’opera anagraficamente e medicalmente datata, ma drammaticamente attuale dal punto di vista sociale. Ci ricorda che i diritti acquisiti non sono mai scontati e che richiedono la volontà ferrea di chi, come i protagonisti di queste battaglie, ci mette la faccia.

Il Prossimo Appuntamento Per commemorare il collega Domenico Famà a un anno dalla sua scomparsa, la prossima puntata di “Messa in scena del crimine” anticiperà eccezionalmente a mercoledì prossimo, 16 aprile, alle 19:30. L’episodio sarà dedicato a un autore affascinante: il magistrato e drammaturgo Ugo Betti, con un focus sulla sua celebre (e introvabile) opera teatrale e cinematografica “Corruzione al Palazzo di Giustizia”. Vi aspettiamo sul canale del Forensis Group!

10 aprile 2025

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