Benritrovati sul nostro blog! Prima di addentrarci nei meandri oscuri della puntata di oggi, facciamo un piccolo, ma doveroso, ripasso dei nostri appuntamenti per chi si fosse unito da poco alla nostra community.
Il nostro progetto divulgativo viaggia su due binari paralleli: da una parte c’è il Forensics Caffè, il salotto in cui affrontiamo le tematiche forensi e giudiziarie da un punto di vista strettamente tecnico e procedurale; dall’altra c’è “(messin) scena del crimine”, il format in cui esploriamo la giustizia, i crimini e le aule di tribunale unicamente attraverso la potente lente dell’arte e del cinema.
In questa nuova puntata, i nostri conduttori Sonia Cenceschi e Luca Maciacchini hanno affrontato uno dei più clamorosi, tragici e paradigmatici casi di errore giudiziario e malagiustizia della storia italiana: la vicenda di Gino Girolimoni, analizzata attraverso il bellissimo film “Girolimoni, il mostro di Roma” (1972) del regista Damiano Damiani, con un magistrale Nino Manfredi.
La Roma degli anni ’20 e la necessità di un colpevole
La vicenda ci riporta nella Roma tra il 1924 e il 1927. Sono anni cruciali: il fascismo ha preso il potere e sta costruendo la sua immagine di regime basato sull’ordine e sulla sicurezza. In questo clima, la capitale viene sconvolta da una serie di orribili rapimenti, stupri e omicidi di bambine.
Il regime, in realtà, ha un disperato bisogno non tanto di trovare il colpevole, ma un colpevole credibile da dare in pasto alla folla. Luca sottolinea un aspetto storico fondamentale: la vicenda del “mostro” serve al governo Mussolini come gigantesca arma di distrazione di massa per far dimenticare all’opinione pubblica l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti (avvenuto proprio nel 1924).
La creazione del “Mostro” e l’oblio
Il capro espiatorio perfetto viene individuato in Gino Girolimoni. Fotografo, procacciatore di clienti per avvocati, uomo agiato e con la passione per le belle donne: ha tutte le caratteristiche per essere dipinto come un pervertito.
Girolimoni viene arrestato e si fa 11 mesi di carcere senza subire alcun processo. La macchina del fango mediatica si accanisce su di lui, costruendo prove ad hoc e falsificando le testimonianze pur di intascare la taglia di 50.000 lire messa in palio dal regime. Quando infine un testimone inattaccabile gli fornisce un alibi di ferro, costringendo le autorità a scagionarlo, si consuma la seconda, atroce ingiustizia. Mussolini ordina alla stampa di non pubblicare la notizia della sua scarcerazione: “una non notizia è una cosa che non esiste”.
Girolimoni uscirà dal carcere con la vita distrutta, finendo i suoi giorni in povertà nel 1961. Il suo nome diventerà addirittura un insulto, un sinonimo di pedofilo nell’uso comune.
Realtà vs Finzione: Il dramma del Commissario Dosi
L’analisi del film ha permesso di evidenziare le differenze tra le scelte poetiche del regista e la vera storia. Nel film di Damiani, il colpevole viene individuato prima in un vetturino (che si suicida per sfuggire al linciaggio) e poi in un giovane disturbato di nome Tarquinio (interpretato da Gabriele Lavia).
Nella realtà, le indagini vere furono portate avanti con coraggio e ostinazione dal Commissario Giuseppe Dosi. Quest’ultimo, una sorta di “eroe” investigativo dell’epoca, aveva individuato il probabile vero serial killer in un reverendo inglese, Ralph Lionel Bridge. Tuttavia, l’Italia non poteva permettersi un incidente diplomatico con la Gran Bretagna (partner fondamentale per le future mire espansionistiche in Etiopia). La ragion di Stato prevalse sulla giustizia: l’indagine fu insabbiata e il coraggioso commissario Dosi fu addirittura rinchiuso in manicomio dal regime per metterlo a tacere, venendo riabilitato solo dopo la fine della guerra.
Un film spaventosamente attuale
L’intervento di Sonia (che vive le dinamiche forensi ogni giorno per il suo lavoro di perito) ha portato la discussione su un piano di drammatica attualità. Il caso Girolimoni è forse il primo vero esempio di “devianza mediatica” e spettacolarizzazione del crimine.
Oggi le dinamiche sono identiche, amplificate dai social e dalla TV. Sull’onda dello sdegno popolare, si creano “mostri” da sbattere in prima pagina prima ancora delle sentenze, inquinando le indagini vere e rovinando la vita non solo dei sospettati, ma di intere famiglie. E, proprio come accadde a Girolimoni, un’eventuale smentita o assoluzione non avrà mai la stessa potenza mediatica dell’accusa originaria.
Consigli di lettura
Per approfondire questa incredibile pagina di storia italiana, Luca Maciacchini vi suggerisce due testi fondamentali:
- “Il mostro di Roma. Il caso Girolimoni” di Alessandro Gorza (Collana Nero 900), una ricostruzione documentata e appassionante.
- Le varie biografie sul Commissario Giuseppe Dosi, per esplorare la vicenda dal punto di vista dell’unico uomo che cercò davvero la verità sfidando il regime.
Il Prossimo Appuntamento Con questa riflessione amara ma necessaria, i nostri conduttori vi augurano buone feste! Mangiate e gozzovigliate (ma non troppo). “(messin) scena del crimine” si prende una pausa natalizia e tornerà in diretta Mercoledì 14 Gennaio con nuove, affascinanti puntate. Vi aspettiamo!
11 dicembre 2025









