Sintesi della puntata del 2/02/2026 del Forensics Caffè sul tema “Affidabiltà, limiti e implicazioni forensi della prova audiovisiva”.
E’ possibile rivedere la puntata al seguente LINK.
Nell’epoca degli smartphone e dell’Intelligenza Artificiale, la prova audiovisiva non è più sinonimo di verità: è il cambio di paradigma illustrato dal professor Sebastiano Battiato, esperto di informatica e digital forensics, ospite del “Forensis Cafè” del 2 febbraio, che ha acceso i riflettori su affidabilità, limiti tecnici e implicazioni giuridiche di immagini e video utilizzati nei processi.
Oggi foto e filmati provengono da una molteplicità di fonti — telecamere di sorveglianza, dispositivi mobili, wearable — e possono essere modificati facilmente, talvolta dagli stessi dispositivi tramite algoritmi di Intelligenza Artificiale.
“Seeing is not believing”, avverte Battiato: in ambito forense è fondamentale distinguere tra integrità e autenticità: un file può non essere integro (ad esempio dopo la compressione operata dai social network) ma restare autentico se il contenuto originario non è stato alterato. Per questo, la verifica tecnica dell’autenticità non dovrebbe essere facoltativa, ma obbligatoria prima dell’ingresso in giudizio.
La presenza di una telecamera non garantisce la soluzione di un caso forese: qualità dell’immagine, distanza, illuminazione e risoluzione determinano ciò che è realmente misurabile.
Battiato denuncia anche errori ricorrenti nelle consulenze tecniche: scambiare artefatti di compressione per dettagli fisici, effettuare misurazioni senza correggere la distorsione delle lenti (come l’“effetto a barile”), o omettere il calcolo preliminare della dimensione reale dei pixel. Confondere dato oggettivo e interpretazione soggettiva può portare a conclusioni fuorvianti.
La falsificazione delle prove non è una novità. Tra i casi citati, quello della “mozzarella blu”, in cui un’immagine fu alterata modificando i canali cromatici per amplificare mediaticamente un episodio di contaminazione. In altri contesti, video presentati come prova in liti coniugali si sono rivelati ricostruzioni artificiali, realizzate con telecamere diverse e in luoghi differenti rispetto a quanto dichiarato. Non mancano nemmeno alterazioni di documenti digitali, come la modifica di percentuali in verbali amministrativi.
La vera svolta è rappresentata dai deepfake: video e audio generati dall’Intelligenza Artificiale, sempre più realistici e difficili da smascherare a occhio nudo; il rischio non è solo tecnico, ma cognitivo. L’essere umano reagisce prima sul piano emotivo e solo dopo su quello razionale. Anche quando un video viene smentito, l’impatto iniziale può lasciare un’impronta nella percezione di chi guarda, influenzando giudizi e decisioni.
Per evitare un “inquinamento emotivo” nei tribunali, emerge la necessità di un filtro preventivo: ogni file audiovisivo dovrebbe essere accompagnato da una certificazione tecnica di autenticità prima di essere mostrato a giudici o giurati. L’obiettivo è impedire che un contenuto manipolato, anche se successivamente smascherato, condizioni l’immaginario e l’equilibrio decisionale.
La consapevolezza sociale cresce, complice l’aumento di frodi basate su voice cloning e revenge porn. Ma la tecnologia corre più veloce. Secondo Battiato, in futuro avremo bisogno di strumenti integrati — una sorta di “antivirus” per immagini, video e audio — capaci di segnalare in tempo reale il grado di affidabilità dei contenuti che consumiamo ogni giorno.
Perché nell’era digitale, la vera sfida non è più vedere, ma capire se ciò che vediamo è reale.
3 febbraio 2026













