Analisi del Report 2024/2025 dell’Osservatorio sulla violenza di genere: prassi organizzative delle Procure, criticità nel carico di lavoro, specializzazione dei magistrati e attuazione del Codice Rosso.
L’Osservatorio permanente sull’efficacia delle norme in tema di violenza di genere e domestica, istituito presso il Ministero della Giustizia, ha pubblicato un’approfondita analisi esplorativa inerente ai modelli organizzativi adottati dalle Procure italiane.
L’indagine, condotta tra dicembre 2023 e marzo 2024 su 140 uffici giudiziari, delinea il quadro attuale della risposta giudiziaria ai reati di “Codice Rosso”.
1. Specializzazione e formazione dei magistrati
Dalla rilevazione emerge che:
- l’89,2% delle Procure (124 su 139) ha istituito un gruppo specializzato per la trattazione dei reati di genere;
- nelle Procure metropolitane, il numero medio di magistrati effettivi nel gruppo è di 8,3, contro una previsione organizzativa di 9,6;
- nel 46% dei casi, la permanenza dei sostituti nel gruppo specializzato oscilla tra i 3 e i 5 anni. Solo il 28,2% dei magistrati rimane nel settore per oltre 5 anni;
- solo nel 4% degli uffici i componenti del gruppo trattano esclusivamente questa materia; il 96% deve gestire contemporaneamente altri settori o reati generici.
2. Tempestività e attuazione dell’art. 362, comma 1-ter c.p.p.
La quasi totalità delle Procure (97,8%) ha adottato prassi per garantire la tempestività dell’azione giudiziaria. In particolare:
- in attuazione dell’obbligo di audizione entro 3 giorni dall’iscrizione, molte Procure hanno delegato tali adempimenti urgenti al P.M. di turno esterno o hanno istituito turni specifici denominati “Codice Rosso”;
- l’86,3% degli uffici adotta regolarmente una motivata determinazione qualora sussistano ragioni per derogare al termine dei 3 giorni (es. tutela del minore o riservatezza delle indagini).
3. Valutazione del rischio e protezione della vittima
Tutte le Procure intervistate dichiarano di procedere all’immediata valutazione dei presupposti per le misure cautelari.
Nonostante il disposto dell’art. 90-quater c.p.p., il 74,8% delle Procure non ha ancora adottato criteri predefiniti e condivisi per individuare la “particolare vulnerabilità” della persona offesa.
Il 48,2% degli uffici segnala criticità operative nell’applicazione del braccialetto elettronico, citando malfunzionamenti tecnici, mancanza di dispositivi e carenza di copertura di rete in zone rurali.
4. Coordinamento tra uffici giudiziari
Il 77% delle Procure ha sottoscritto protocolli di coordinamento con altre Autorità (Tribunali Civili, Penali e Procure Minorili).
Il 95,7% degli uffici scambia regolarmente informazioni e atti, anche coperti da segreto, con la Procura per i Minorenni per assicurare la protezione dei minori coinvolti.
Solo il 23,7% degli uffici utilizza piattaforme informatiche condivise, evidenziando una grave carenza di infrastrutture tecnologiche integrate.
5. Criticità rilevate e prospettive
L’81,3% delle Procure indica come principale ostacolo l’eccessivo carico di lavoro, unito alla carenza di personale amministrativo e di Polizia Giudiziaria specializzata. Viene inoltre segnalata un’eccessiva “burocratizzazione” degli adempimenti che rischia di trasformare la tutela sostanziale in un mero ossequio formale alle scadenze.
10 marzo 2026











